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Caffè Pan Jazz musica, arte, gioia di vivere e anche alimentari

Aldo Antola
Caffè Pan Jazz musica, arte, gioia di vivere e anche alimentari

La titolare Michela Tommasi ha creato un locale dove poter esprimere al massimo la sua personalità

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Massa. Il Caffè Pan Jazz è un locale piccolo ma modernissimo e dove trovi tutto quello che ti serve: dalla colazione a base di ottimo caffè e cappuccino, a spuntino di metà mattinata e metà pomeriggio fino ai pranzi veloci.

Cosi come i pranzi di lavoro o cena “sempre a base di insalatone, affettati, dolci o altro”, dice la giovanissima titolare Michela Tommasi. Ma anche musica, arte e cultura. Il “Caffè Pan Jazz” è facile trovarlo, basta percorrere l’Aurelia (che ora in quel tratto fatto nuovo si chiama viale Risorgimento) fino all’altezza del vecchio Ospedale di Massa San Giacomo e Cristoforo o davanti alla chiesa della Madonna del Monte, proprio di fianco all’autolavaggio.

Racconta Michela. «Appena finita la scuola e dopo qualche lavoretto fatto più che altro per racimolare qualcosa e fare un po’ di esperienza avevo deciso di aprire una piccola bottega di commestibili nella vecchia Aurelia (parallela al punto attuale) quella che porta alla chiesa o al vecchio ospedale ma all’epoca ancora in funzione. Da sempre amante della musica prima ho aperto un negozio di alimentari ma il mio sogno era un bar e la musica e dopo qualche anno ci sono riuscita a realizzarlo, anche se in maniera modesta. Quella zona cominciava a spopolarsi ed io ero rimasto l’unico punto vendita più che altro per cose che mancavano in casa all’ultimo minuto o per gli anziani che non andavano in città. Quindi era nato come panificio, poi pian piano ho messo un po’ di tutto quello che può offrire un alimentare ed anche frutta e verdura. Poi la svolta con la chiusura dell’ospedale e l’apertura del Noa. In quella strada non passava proprio più nessuno ed un giorno parlando col babbo Muzio (che nel frattempo è arrivato mentre chiacchieriamo, per la solita visita alla figlia) venne l’idea: perché non spostarci di pochi metri e metterci nella via di sopra (Viale Risorgimento) proprio di fianco al lavaggio? Traffico continuo, buona visibilità, sosta degli automobilisti per la chiesa ed il lavaggio, insomma è stata una buona idea. Il lavoro è aumentato notevolmente» dice con il suo bel sorriso Michela mentre Muzio annuisce.

Ma nel locale oltre al sapore del cibo da tutti gli angoli arriva il sapore della musica, della cultura, della fantasia e voglia di vivere. Qua è appoggiata una chitarra, là un tamburello, poi spartiti, foto con gruppi che cantano (e naturalmente Michela sempre in mezzo) ma anche libri. In bella mostra quello lanciato recentemente e scritto da Fabio Evangelisti in collaborazione coi “ragazzi” che frequentano ora il Caffè Pan Jazz ma che negli anni della loro gioventù frequentavano lo Stradone e la chiesa. Ed il libro non poteva che essere battezzato cosi: I ragazzi dello Stradone. Ma in corso sembra esserci un altro manoscritto per ora segreto.

A Michela chiediamo perchè quel nome al locale. «Te lo puoi immaginare – sempre sorridendo – sono appassionata di musica e jazz in particolare, spesso con gli amici organizziamo, soprattutto d’estate, qui ma anche altrove, dove ci ingaggiano – dice con una grande risata - serate dedicate alla musica e al jazz in particolare (ha una bella voce, l’abbiamo ascoltata su Fb), qui poi abbiamo fatto anche serate speciali con campioni tipo Roberto Mussi per il calcio e Luigi Benedetti dell’atletica, insomma siamo sempre in ebollizione, tanto per tornare alla cucina».

«Si il Caffè Pan Jazz offre una bella colazione, abbiamo una bella caffetteria per cappuccini speciali con cornetti, dolce e salato, il locale è completato da panetteria, gastronomia pronta, ma poi anche da altri prodotti alimentari e da frutta e verdura. Siamo piccoli ma non ci manca nulla». Naturalmente Michela ha anche una bella famiglia composta dal marito Mauro, che per restare in tema commercializza caffè, poi dai figli Gabriele 13 anni e gran promessa del calcio e Emma, 8 anni ma che sta già pensando a cosa farà da grande. —

Aldo Antola

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