La manifestazione
Quindicenne di Massa modifica la sua carta di identità per comprare alcolici
La storia raccontata durante la giornata sulla prevenzione Il dottor Varese: serve una riflessione, a partire dalle famiglie
MASSA. Ha 15 anni e sa usare bene il telefonino. Talmente bene che è riuscita a modificare la foto della sua carta d'identità. Bastava poco, in fondo, per trasformarla magicamente in un “pass”: un po’ di gomma, si cancella una cifra, si modifica, e via. Ora ha 18 anni e può sostenere convintamente lo sguardo del barista mentre le chiede: “Ce l'hai un documento?”. Lei mostra la foto sul cellulare e in pochi secondi ha il suo cocktail. E così fa ogni settimana. Il racconto è di una minorenne di Massa Carrara. Come lei, altri 500 studenti e studentesse hanno partecipato alle giornate di prevenzione realizzate attraverso l’accordo tra Regione , Usl e Comunità pedagogica riabilitativa Monte Brugiana con il patrocinio dei Comuni di Massa, Carrara e Montignoso. Il racconto della ragazza e quelli di tanti altri giovani si sono susseguiti al termine dello spettacolo “Prevenzione teatro”, organizzato dal Ser.D in collaborazione con l'ufficio scolastico e finalizzato asensibilizzare sui comportamenti a rischio alcol-correlati.
Lo spettacolo, realizzato dalle compagnie Prevenzione Teatro e La pulce, è stato trasmesso in diretta anche su Radio Nostalgia e si è aperto con la lettura di alcuni articoli di giornale sul tema: “Alcol, è allarme tra i giovani toscani. Primo bicchiere a 11 anni”; “FAS, la sindrome feto-alcolica colpisce ogni anno in Italia circa 25mila bambini. Insieme ai disturbi alcol correlati (FASD), è la prima causa di ritardo mentale nei bambini nel mondo occidentale”. In sala anche le assessore Amelia Zanti e Nadia Marnica. «Ciò che emerge - spiega il dottor Maurizio Varese - è che contrariamente a quanto prevede la legge, i minorenni possono acquistare alcolici senza controllo, lo dicono i ragazzi, qualcuno anche con documenti falsificati. Questo dovrebbe imporre una riflessione a cominciare dalle famiglie, per poi passare ai gestori. Tutto si scarica su scuola e sanità, ma noi Serd arriviamo quando i problemi si sono manifestati. Abbiamo scelto la prevenzione attraverso il teatro perché garantisce una forma assoluta di attenzione rispetto al convegno. Gli incontri ci hanno permesso di raggiungere 500 ragazzi e ragazze e fornire informazioni scientificamente valide in un modo efficace». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
