Il Tirreno

Operai, migranti e bambini usano l’acqua avvelenata di falda

Libero Red Dolce
L’ingresso di una delle società sottoposte ai controlli dell’acqua
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L’ingresso di una delle società sottoposte ai controlli dell’acqua

Riscontrati alti livelli di cancerogeni nei bagni e nella cucina di due società. Una struttura ospita anche diversi minorenni. E le carte finiscono in procura

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In inglese si direbbe: one shot, one kill. Un controllo sull’acqua, un superamento dei limiti scoperto. In zona industriale dai rubinetti della cucina e dei bagni di un centro per accoglienza che ospita trenta persone - e diversi bambini - usciva acqua piena di sostanze cancerogene. Dati sconcertanti. I veleni della falda, quella che in nessun modo dovrebbe essere attinta per usi domestici: bere, cucinare, nemmeno lavarsi i denti. Stessa acqua che scorreva dai rubinetti dei bagni di un’azienda a fianco. Arpat lo ha scoperto a luglio e appena il sospetto è stato confermato dalle analisi, in fretta e furia aziende e Comune si sono attivate per l’allacciamento all’acquedotto. Ma non si può tornare indietro sui veleni versati. E tutto è finito in procura.

Senza quei controlli nessuno avrebbe saputo nulla. E gli ignari lavoratori della Finservices – la ditta in questione -, così come gli ospiti del centro di accoglienza gestito dalla Dea Srl avrebbero continuato a utilizzare quell’acqua malata. I tecnici Arpat, per avere certezza, non si sono limitati a sondare l’acqua del pozzo. «I campioni delle acque – spiegano nel breve report di quattro pagine – sono stati prelevati anche nel locale bagno dell’immobile in uso a Finservices e nei locali cucina e bagno dell’immobile in uso a centro accoglienza stranieri da parte di Dea srl dai normali rubinetti di erogazione presenti».

I campionamenti sulla falda di Sogesid sono la prima tappa del lungo, impervio percorso del sottosuolo apuano. Cosa ci fosse nei pozzi è cosa nota. E non da ieri. La tutela doveva arrivare da una serie di ordinanze sindacali che vietano l’utilizzo delle acque di falda e di pozzo a scopo alimentare, compreso quello potabile, nonché igienico sanitario, agricolo e irriguo.

I risultati delle analisi Sogesid sono stati divulgati da Il Tirreno a maggio. Ci sono i cancerogeni, le sostanze utilizzate dall’industria chimica, altri scarti industriali. Non si può dire però con certezza chi, tra coloro i quali risiedono o lavorano nell’area interessata, è esposto all’erogazione dell’acqua dai rubinetti. E non può certo bastare il buon senso, sulla scorta dell’idea che “nessuno vuole avvelenarsi da solo”.

Così Arpat avvia dei controlli e finisce per analizzare i rubinetti nell’area, di proprietà della società Alfa Ag srl, dove operano la ditta di produzione di impianti e servizi e il centro di accoglienza per stranieri. Vogliono valutare le acque di pozzo, sì, ma anche quelle dei rubinetti. I dati finiscono ai laboratori di Arpat e qualche giorno dopo il risultato è stupefacente. «Livelli di solventi alifatici clorurati, cancerogeni e non, significativamente superiori ai limiti» stabiliti dalla legge.

I solventi alifatici clorurati non sono sostanze che vorreste trovare nella vostra pentola o sul vostro spazzolino da denti. «Per le loro caratteristiche – si legge sul sito dell’Agenzia regionale per la protezione ambiente - trovano largo impiego nell'industria chimica, tessile, della gomma, delle materie plastiche, degli estintori di incendio, dei liquidi refrigeranti, nelle operazioni di sgrassaggio e pulitura di metalli, pelli e tessuti. Sono quasi tutti composti ad elevata tossicità. L'assorbimento dei solventi clorurati si attua prevalentemente per via respiratoria, ma è possibile anche una introduzione per via cutanea o digestiva; gli effetti tossici riguardano principalmente il fegato, il rene e il sistema nervoso centrale».

Le concentrazioni riscontrate sono sbalorditive. Dal rubinetto della cucina del centro accoglienza veniva fuori un’acqua con una concentrazione di tetracloroetilene – sostanza vietata in California, per dire – pari a 150 microgrammi per litro. Il limite di legge è di 1,1 microgrammi per litro.

Non c’era da fare troppo allarmismo aveva detto la politica quando lo scorso maggio erano venuti fuori i dati dei campionamenti Sogesid sulla falda acquifera in zona industriale. “Niente di nuovo”, era il mantra. L'esaclorobutadiene, un potente erbicida, dovrebbe essere sotto la soglia dei 0,15 microgrammi per litro. L’acqua della cucina a disposizione dei bambini del centro lo presentava in una concentrazione di 1,7 microgrammi. E valori fuori norma ci sono anche per il dicloroetilene, un solvente, di manganese, tricloropropano, altro solvente e così come per altre sostanze non proprio raccomandate in una dieta di lunga vita.

Nessuno prima di luglio sapeva che quei tubi portassero acqua di falda. Non le aziende, non il comune. Così dichiarano. L’assessore all’ambiente Sarah Scaletti conferma i controlli e la sorpresa. «Appena abbiamo saputo - spiega - abbiamo immediatamente fatto sì che si collegassero all’acquedotto». Sono previste multe per chi viola l’ordinanza. «Non saprei dire se è stata elevata, era il 15 agosto. La priorità era agire per la salute». La contaminazione è stata scoperta per caso, chiediamo perciò se esiste una mappatura delle aziende e attività collegate all’acquedotto nella zona Sin/Sir. Scaletti si dice sicura che si tratti «di un caso particolarissimo, non direi raro ma unico. La normalità è essere collegati all’acquedotto, mentre le aziende possono usare l’acqua dei pozzi ma solo per scopi produttivi». Niente mappatura.

A Debora Dotti, responsabile della Dea srl , chiediamo se gli ospiti del centro bevessero quell’acqua. «No», assicura. «Noi siamo entrati a luglio e quasi subito ci siamo trovati con questo problema. Appena saputo abbiamo risolto collegandoci alla falda». Il centro accoglienza è lì da più tempo però. «Ma lo gestiva un’altra società», spiega Dotti. Come si fa essere a certi che, in questo tempo indefinito, nessuno abbia bevuto o utilizzato quell’acqua per usi alimentari? Dall’Usl, dove hanno ricevuto la documentazione di Arpat, spiegano che non ci sono state analisi sulle personne . Senza casi di malesseri o avvelenamenti, o sintomi, non è prevista la procedura pare..—


 

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