Sicurezza
Alberti: «Una ruota non panoramica E non paga la Cosap»
massa. «Una visione antidiluviana del turismo, in cui si assegna all'installazione di una ruota panoramica la spinta propulsiva per "attirare sul territorio sia la popolazione residente (non è già presente?) che i visitatori-turisti a beneficio del tessuto produttivo». Così Stefano Alberti, consigliere comunale del Pd – che cita anche un manuale di storia del turismo di fine 700, “smonta” la ruota panoramica installata in piazza Garibaldi. «Per la completa improvvisazione delle politiche turistiche del nostro Comune – attacca ancora Alberti – non c'è due senza tre: dopo il bus turistico (flop clamoroso), il Mercurio d'Argento che è costato decine di migliaia di euro senza lasciare traccia se non per i cartelli rimasti appesi per mesi ai pali della luce, adesso la ruota Panoramica con mancati introiti nelle casse comunali. L'unica impresa appare essere riusciti a togliere il panorama alla definizione stessa di ruota panoramica, confinandola tra le strutture di cemento armato di Piazza Garibaldi».
Ma c’è di più. L’atto di giunta per la ruota panoramica prevede l’esenzione della Cosap (imposta relativa all’occupazione del suolo pubblico per la ruota. I cui gestori risparmieranno 3.691 euro di questa tassa. Ebbene, secondo Alberti, questa agevolazione «bastano da sola a qualificare tale operazione, spacciandola come un'iniziativa senza oneri quando invece si concede un patrocinio gratuito (!?) ad una attività di intrattenimento commerciale, peraltro esentando la stessa dal pagamento della Cosap e dell'elettricità, "spruzzandola" di cultura, con buona pace di tutte quelle associazioni culturali massesi che si devono sobbarcare sacrifici di ogni genere». Una scelta, aggiunge ancora, che « crea inoltre un pericoloso precedente con la concessione gratuita di suolo pubblico a un’attività commerciale. Per questo – chiude con ironia – aspettiamo con ansia un ottovolante in piazza Aranci o le montagne russe giù dal castello Malaspina lungo i pendii della Rocca. Ma qui ci penserà la Soprintendenza. —
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