Il Tirreno

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La città si prepara a festeggiare la Madonna del Popolo

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carrara. Anche quest'anno Carrara si prepara a festeggiare la Patrona della "città storica", la Madonna del Popolo. La preparazione ai festeggiamenti nel Duomo cittadino, è iniziata giovedì, e continuerà nella giornata di oggi, ed in quella di domani. La recita meditata del Santo Rosario alle 17 e 20, a cura delle Parrocchie del Centro storico, precederà la celebrazione dell'Eucaristia delle ore 18 con le riflessioni mariane di Padre Giovanni Albanese. Domani, giorno della ricorrenza, messa in Duomo delle 10,30 presieduta da don Raffaello Piagentini. Alle 17,50 la recita del Santo Rosario farà da preludio al Solenne Pontificale in onore della Patrona della Città delle 18,30, che si concluderà con il rinnovo dell'Atto di Consacrazione del popolo carrarese alla materna protezione di Maria. La solenne Liturgia sarà presieduta da Sua Eccellenza reverendissima monsignor Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, che per la prima volta giungerà a Carrara. Con lui, concelebreranno i Sacerdoti della città e saranno presenti le autorità civili, la delegazione locale dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme e una rappresentanza delle associazioni di volontariato.

La storia: quando nell'ultimo dopoguerra il Duomo fu sottoposto a lavori di restauro per i danni subìti, in una intercapedine del sottotetto fu rinvenuta una canna che conteneva una immagine sacra, proprio quella della Madonna detta ‘del Popolo' lassù collocata nel 1757, come si legge nella dedica autografa di padre Agostino M. Guidi scritta sul retro di una pergamena. A quella immagine i carraresi avevano affidato la propria salvezza alla fine del 1400, quando in Europa ed in Italia imperversavano grandi epidemie. Il popolo apuano ne rimase preservato (come attesta l'epigrafe scolpita sulla lapide di marmo collocata sotto l'immagine pittorica dell'altare dedicato alla Madonna); così avvenne anche quando le truppe di Carlo VIII misero a ferro e fuoco quanto incontravano nell'attraversare la Lunigiana; e infine nel 1944 quando il comando tedesco di stanza nella nostra città aveva imposto alla popolazione di abbandonare la propria terra per avviarsi in una marcia di morte verso il Passo della Cisa. —

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