Gioco
È portatrice sana di New Delhi, ma i protocolli nella struttura non scattano
Allarmati gli operatori della struttura per anziani in cui è ospitata la donna. La paziente non sarebbe stata isolata e avrebbe condiviso la stanza
MASSA. La paziente arriva nella struttura per anziani dopo una degenza ospedaliera. È avanti con glia anni e ha un quadro clinico complesso. Nessuno - chi racconta l’accaduto chiede l’anonimato - viene informato sulla possibilità che l’anziana sia “portatrice” del batterio New Delhi.. Sarebbero stati gli operatori, chi lavora nella struttura, chi la signora la cura e l’accudisce ogni giorno a rendersi conto che qualcosa non andava. Lo avrebbero scoperto però dopo settimane, settimane durante le quali la paziente non sarebbe stata isolata, neanche funzionalmente. Insomma, nè sarebbe stata accolta in una stanza singola, nè sarebbero stati applicati i rigidi protocolli previsti dalla Regione per evitare il contagio. La donna quindi avrebbe condiviso la camera con un’altra paziente.
L’anziana- è importante precisarlo - non ha manifestato segni di infezione, ma è risultata colonizzata dal batterio, vale a dire che quel batterio è presente nel suo intestino, ma non ha dato origine a forme infettive. New Delhi viene infatti definito il batterio klebsiella pneumoniae quando è resistente ad alcune famiglie di antibiotici. Se gli anni scorsi la klebsiella, presente nel nostro intestino, ha mostrato di resistere ad alcuni antibiotici, recentemente anche in Italia e in Toscana, come già accaduto in Asia, ha dato prova di resistere pure ad un’altra famiglia antibiotica. È quel tipo di batterio resistente, che viene indicato come New Delhi. Ci sono casi in cui il batterio viene individuato nei pazienti, ma non dà esito a problemi infettivi (come sarebbe accaduto alla paziente ospitata in casa di cura) e casi in cui invece l’episodio infettivo c’è. Insomma - per semplificare - ci sono manifestazioni infettive importanti e ci sono i portatori sani che il batterio ce l’hanno nonostante l’assenza di sintomi. Ma quando il batterio c’è, devono scattare le procedure per evitare contagi.
La Regione ha indicato, infatti, chiari protocolli da seguire nel caso si riscontri in un paziente la presenza del New Delhi e nella casa di cura quei protocolli non sarebbero stati seguiti perché nessuno sarebbe stato informato delle condizioni dell’assistita, condizioni che sarebbero emerse soltanto in un secondo momento. I dipendenti quindi avrebbero trattato la paziente senza prendere particolari precauzioni e senza applicare i protocolli per evitare contagi, salvo scoprire che la donna è portatrice sana della klebsiella antibiotico resistente. E parecchi dipendenti della struttura adesso sarebbero allarmati. Per le loro condizioni di salute e per quelle di altri anziani assistiti nella struttura. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
