Sicurezza
Ora cassa integrazione per gli operai Sanac di Massa Si spera in Arcelor
Partirà dal primo dicembre e durerà 12 mesi per 112 operai L’offerta della multinazionale in piedi fino al 20 novembre
MASSA. Vertenza Sanac: il ministero dello Sviluppo economico ha approvato la cassa integrazione per i 112 operai dello stabilimento di Massa a partire dal primo dicembre e per 12 mesi. Era nell’aria e non c’erano molte altre soluzioni per il gruppo leader nella produzione di refrattari in acciaio, in attesa di capire cosa abbia in testa di fare Arcelor Mittal. La cassa integrazione è stata autorizzata per 12 mesi e riguarda tutti e quattro gli stabilimento Sanac (Vado Ligure, Grogastu, Gattinara e Massa) dove lavorano in tutto 400 operai.
«I vertici Sanac- spiega il sindaco di Massa Francesco Persiani- hanno firmato oggi il decreto per l'avvio della Cigs, che arriverà ad un massimo del 70% dello stipendio. Fino a fine anno sarà utilizzato un metodo di turnazione per una ventina di operai in ogni stabilimento, poi riguarderà tutti i lavoratori per un totale di dodici mesi, tempo utile a mettere in pratica le proposte avanzate».
Sanac rimane appesa alle sorti dell’ex Ilva di Taranto, appena “abbandonata” da ArcelorMittal, che l’aveva acquistata, per poi recedere dal contratto di gestione degli impianti e Ilva ancora rappresenta per Sanac il 70% degli ordini. Il tavolo al Mise è durato tre ore: erano presenti la sottosegretaria al Alessandra Todde, il vice Capo di Gabinetto del Ministro Giorgio Girgis Sorial, i vertici dell'amministrazione straordinaria di Nuova Sanac, il sindaco di Massa Francesco Persiani, rappresentanti della Regione Toscana e Regione Sardegna oltre alle organizzazioni sindacali e Rsu dei quattro stabilimenti.
«La cassa integrazione non era scontata alle condizioni che siamo riusciti ad ottenere- commenta a margine dell’incontro Nicola Del Vecchio, segretario della Filctem Cgil Massa Carrara- ma ora inizia la battaglia, insieme ai metalmeccanici di tutta Italia: pretenderemo che vengano mantenuti gli impegni presi; pretenderemo che l’Italia non si faccia trattare a pesci in faccia dall’ennesima multinazionale; pretenderemo che il Governo dimostri con i fatti la centralità della siderurgia e che non abbandoni i lavoratori di Sanac».
Sul tavolo è rimasta una condizione imprescindibile per le organizzazioni sindacali: quella che Arcelor Mittal non si sfili anche dall’accordo con Sanac. In effetti, le intenzione di acquistare il gruppo non sono ancora, ufficialmente, venute meno, da parte di Arcelor Mittal, che rimane legata alla data di proroga della sua offerta d'acquisto, in scadenza il prossimo 20 novembre. «Ho chiesto di continuare con forza a difendere sia i nostri territori- aggiunge anche Persiani- sia a far valere il peso politico dell'Italia in Europa e nel mondo; non dobbiamo dimenticare che siamo il secondo produttore siderurgico europeo e il settimo paese più industrializzato al mondo».
Dunque, il prossimo 20 novembre potranno accadere soltanto due cose: o Arcelor Mittal proseguirà l’iter per l’acquisizione di Sanac, o abbandonerà il tavolo delle trattative, come ha fatto con Ilva. «A quel punto ci aspettiamo un’immediata altra gara- spiega sempre Del Vecchio- nella quale Sanac venga considerata un unico stabilimento con 4 sedi, e dove venga mantenuta la capacità produttiva e tutto il personale. L’amministrazione straordinaria deve nel frattempo mantenere attiva e appetibile la fabbrica per eventuali nuovi compratori e questo a prescindere dalle difficoltà di una amministrazione straordinaria di fare investimenti». E in attesa degli sviluppi le organizzazioni sindacali di Massa Carrara vorrebbero organizzare una grande manifestazione nazionale, proprio a Massa, con tutti gli operai di Sanac e l’intero mondo dei metalmeccanici. —
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