Il Tirreno

«Ai miei figli l’ho detto chiaro: non portatemi al Noa se mi sento male»

Alessandra Vivoli
«Ai miei figli l’ho detto chiaro: non portatemi al Noa se mi sento male»

Giuseppa Landi: «Una mia amica ha avuto un malore per strada, ci è arrivata morta. Non si aprono neppure le finestre...»

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CARRARA. «Ai miei figli io l'ho detto chiaro. Se mi sento male all'improvviso non portatemi al Noa. Voglio anzi morire per la strada. Ma al Noa io non ci voglio andare».. La sala consiliare di Palazzo civico è gremita. Proprio come nei consigli delle grandi occasioni. L'intervento di Giuseppa Landi è come un pugno allo stomaco. Giuseppa ha 76 anni ed è una commerciante di Carrara. La sua città la ama. È venuta in consiglio con la nipote e ha chiesto di intervenire. In pubblico per la prima volta. «Io avrei voluto andarci a parlare al sindaco ma è difficile. E pensare che potrebbe essere mio figlio e avrei da dirgli tante cose».

Così Giuseppa è venuta in consiglio e quello che pensa del Monoblocco lo ha detto dai banchi, proprio come i consiglieri. Al microfono. In piedi con la maglia nera con le paillettes e il golfino grigio. Giuseppa ha parlato col cuore. «Al Monoblocco mi hanno operato cinque volte. Mi hanno salvato la vita. Io non posso nemmeno pensare che venga abbattuto. Anzi io credo che come prima cosa dovreste pensare di creare o meglio ricreare subito un pronto soccorso a Carrara per i nostri cavatori e per la nostra gente». Parla e si commuove la signora Giuseppa: «Una mia amica poco tempo fa aveva un forte dolore al petto. Al Noa ci è arrivata morta. Per questo io non ci voglio nemmeno andare».

La platea del consiglio comunale segue in silenzio. Le parole della signora Giuseppa colpiscono tutti. Vengono seguite con il fiato sospeso. In platea lo sentono, parla una di loro, una carrarese come le tante che sono sedute nelle prime file. «Io parlo da cittadina sono una donna semplice e per questo vi chiedo perché è stato fatto un ospedale dove non si respira. Io al Monoblocco mi sedevo fuori al fresco. Al Noa non si aprono nemmeno le finestre».

L'intervento di Giuseppa si è concluso con un appello diretto al sindaco Francesco De Pasquale. “Io vorrei sapere se dovete continuare a fare riunioni per buttare giù il monoblocco. Questa è una vergogna di Carrara. È una vergogna per Carrara”.

Non ha parlato dai banchi, ma dalla platea la nipote di Giuseppa, Daniela Tarabella (cassiera all'Esselunga) che ha voluto accompagnare la zia in questa giornata importante, in questo consiglio in cui si parla di quello che per anni, per decenni, è stato l'ospedale per eccellenza della città. «Il Monoblocco non deve chiudere, leggiamo ogni giorno delle problematiche presenti al Noa. Poi se parliamo di problemi sismici allora dobbiamo estendere il discorso anche agli edifici scolastici. Il sindaco? Deve ascoltare cosa pensano sul tema i cittadini».

Daniela dal suo osservatorio privilegiato nel supermercato in cui lavora, ha occasione di parlare con tanti carraresi: «Nessuno pensa di abbattere l'ospedale, la verità è che al Noa la gente non vuole andarci, proprio come mia zia».

Giuseppa e Daniela sono due donne di Carrara che ci hanno messo la faccia. Che hanno fatto sentire la loro voce. Le loro parole sono state quelle che hanno suscitato l'applauso più lungo della platea. Una platea quella del consiglio comunale molto variegata: c'erano i rappresentanti del sindacato (Paolo Gozzani e Valerio Musetti della Cgil, Claudio Salvadori della Uil), c'erano pochi rappresentanti politici, molta gente comune che ha seguito con attenzione il dibattito. Nel pubblico anche Don Raffaello. I toni non sono mai stati accesi. Anche perché il sentire comune sembra davvero andare in una sola direzione. Insomma il Monoblocco a Carrara sembra che lo vogliano tenere in piedi proprio tutti. —

Alessandra Vivoli



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