Il Tirreno

processo welby-cappato 

Rinvio a febbraio per le motivazioni della sentenza sul suicidio assistito

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massa. Rinviato al 5 febbraio 2020 il processo che vede imputati Marco Cappato e Mina Welby per aver aiutato Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, ad andare in Svizzera a morire col suicidio assistito il 13 aprile 2017. Lo ha deciso la corte d'assise di Massa perché si attendono le motivazioni, non ancora depositate, della sentenza della Corte costituzionale dello scorso settembre, sull'articolo 580 del codice penale, che ha stabilito che non è punibile chi agevola il suicidio nei casi come quelli del Dj Fabo.

Non ci dovrebbero essere rallentamenti però nell’iter nonostante il mutamento della composizione del collegio a causa di un congedo per maternità della giudice Valentina Prudente: le parti hanno acconsentito ad utilizzare, durante la prossima udienza, le dichiarazioni dei testimoni già assunte nelle precedenti udienze: non dovranno quindi essere ripetute in aula.

Il collegio difensivo di Marco Cappato e Mina Welby, nei giorni scorsi aveva chiesto al Presidente della Corte di Assise un rinvio in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale in cui ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Per la prima volta dall’inizio del processo i due imputati Cappato e Welby non erano presenti in aula. Erano presenti i legali.

Così l’avvocata Filomena Gallo, coordinatrice del collegio di difesa. «Attendiamo le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo, poiché occorre verificare se il requisito individuato dalla Corte che attiene la presenza per il malato di trattamenti di sostegno vitale è da considerarsi una condizione aggiuntiva solo eventuale oppure no. In questo secondo caso cambierebbe la posizione processuale di Marco Cappato e Mina Welby che hanno aiutato Davide Trentini che non era sottoposto a trattamenti di sostegno vitale. E di conseguenze anche la nostra difesa dovrà essere necessariamente diversa alla luce di una discriminazione nella non punibilità di chi aiuta il malato». —

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di Redazione web