Sicurezza
Franchi e Rossi, nel mirino l’acquisto di tre cave da un fallimento nel 2017
Inchiesta sui due re del marmo: domani in programma gli interrogatori di garanzia dopo i provvedimenti del gip
Carrara. L’inchiesta sui due re del marmo, con ipotesi d’accusa di frode e turbativa d’asta per la vicenda legata all’acquisizione al fallimento dei beni della società Incomarbo srl, al momento non ha provocato reazioni ufficiali. Innanzitutto da parte dei sindacati, che preferiscono aspettare e che comunque, come ci è stato riferito, non hanno timori per il destino dei lavoratori delle aziende coinvolte, vista la loro grande solidità.. Il provvedimento di sequestro preventivo imposto alla società presieduta da Alberto Franchi, la Franchi Umberto Marmi per una cifra fino a 432mila euro circa, non è certo in grado di scalfire un colosso che ha chiuso il bilancio 2018 con un giro d’affari di 61 milioni e 471mila euro (erano 48 milioni e 802mila nel 2017, un aumento di quasi 13 milioni), e un utile di venti milioni e 570mila euro (in crescita ulteriore rispetto ai 19 milioni e 256mila del 2017). Nessun tipo di provvedimento riguarda la società di Andrea Rossi, il Fiorino. Anche i provvedimenti interdittivi, di un anno per Alberto Franchi e il suo dipendente Carlo Francesco Varni, e di sei mesi per Andrea Rossi, non si ritiene che possano limitare più di tanto le aziende, strutturate e avviate, delle quali sono soci o amministratori. Diverso il discorso legato alla quotazione in borsa della Franchi Umberto Marmi, che al momento è sospesa ed è difficile dire fino a quando.
Anche gli avvocati difensori e i diretti interessati al momento preferiscono non fare commenti. Dalla procura, fanno sapere che i tre coinvolti nell’indagine saranno interrogati a partire da domani, una sorta di interrogatorio di garanzia a seguito del provvedimento del gip del 31 ottobre scorso, conosciuto a seguito dell’iscrizione nelle visure camerali della Franchi Umberto Marmi e del Fiorino. È da questa iscrizione, datata 7 novembre, che si deduce che vi è in corso un’inchiesta, iscritta al registro generale delle notizie di reato dal 2017, quindi da due anni, e che ora ha portato al provvedimento delle applicazioni di misura cautelare personale, un anno di stop da qualunque attività d’impresa per Alberto Franchi e Carlo Francesco Varni, sei mesi ad Andrea Rossi, e il sequestro relativo solo alla Franchi Umberto fino a 432.355,30 euro.
L’inchiesta, così emerge, sarebbe legata all’acquisto, all’asta, dei rami d’azienda composti dai diritti della cava 135 Paleri a Colonnata, e alle cave Bore Mucchietto e Bore Cerignano a Forno di Massa, che furono messi in vendita con base d’asta di un milione e 300mila euro nel 2017. L’agro marmifero Bore Cerignano fra l’altro è stato caducato dal Comune di Massa, per questo procedimento è in corso un ricorso alla giustizia amministrativa per la revoca del provvedimento.
Resta da capire come possano essersi concretizzati i presunti reati di frode e turbativa d’asta. In ballo, certamente, delle cave significative ma insomma, rispetto ai beni su cui possono far conto Franchi e Rossi, sia direttamente con le proprie aziende, sia attraverso le partecipazioni in Marmi Carrara e Sam, non paragonabili.
Da capire anche quali atti abbia compiuto la Guardia di Finanza in questi quasi due anni di indagini: l’impressione è che ci sia stato un esposto alla base dell’inchiesta, con gli investigatori che hanno acceso un faro sui due imprenditori e sul collaboratore di Franchi. Nelle prossime settimane se ne saprà di più.
Il punto fermo, ad oggi, è rappresentato da quelle righe apparse il 7 novembre sulla visura camerale delle aziende Franchi Umberto Marmi e Il Fiorino, righe in cui, a norma di legge, si dava notizia dell’adozione dell’ordinanza “di applicazione di misura cautelare personale e decreto di sequestro preventivo” emesso dal gip il 31 ottobre e relativo alle interdizioni e al sequestro preventivo.
Una cosa sembra certa: le difese stanno preparando i ricorsi, dopo gli interrogatori di garanzia, per tentare di annullare o quanto meno ridimensionare i provvedimenti interdittivi e di sequestro.
L’inchiesta della Finanza tra l’altro era rimasta segreta fino al 7 novembre. Gli atti amministrativi previsti in questi casi, come l’autorizzazione al cambio della titolarità degli agri marmiferi, avevamo seguito il loro iter regolare. Ad esempio, per cava Bore Mucchietto, come da prassi il Comune di Massa aveva dato conto del passaggio di proprietà della società concessionaria in una apposita determinazione dirigenziale, e successivamente, passati i 30 giorni canonici senza osservazioni, aveva autorizzato il regolare passaggio. —M.B.
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