Italia
I detriti del marmo puntano al bersaglio grosso: Genova
Dopo la banchina multifunzione di Vado Ligure, la San Colombano di Carrara in lizza per la diga foranea dello stesso porto e in futuro per quello del capoluogo ligure
CARRARA. Nuove grandi opportunità per i detriti e gli scarti della estrazione del marmo. Dopo essere stati utilizzati per costruire la banchina container-piattaforma multifunzione di Vado Ligure (fornitura da 800mila tonnellate) ora potrebbero finire anche nelle fondamenta della nuova diga del terminal di Savona e forse persino di quella di Genova. Il marmo, pietra naturale sinonimo di solidità, sta diventando il materiale preferito per la costruzione di opere marittime per vari motivi. Innanzitutto, ha un prezzo concorrenziale, e inoltre rispetta l’ambiente.. «Un tempo gli scarti della lavorazione del marmo di Carrara erano destinati all’industria del settore edilizio e stradale, i più pregiati all’industria cartaria. Con la crisi del 2008 l’offerta è rimasta sul mercato, mentre la domanda si è molto ridotta. Il materiale continuava quindi ad accumularsi: la resa del marmo è del 25%, il resto è scarto e quasi nessun settore industriale lo richiedeva più» spiega Vernazza, presidente della San Colombano Costruzioni, l’azienda che si sta specializzando, con ottimi risultati, nell’industria circolare del riuso. «Il valore degli scarti del marmo – ricorda - era ormai vicino allo zero e diventava antieconomico trasportarlo su camion oltre i 30 chilometri». L’idea risolutiva è stata quella di diversificare le modalità di trasporto: «Abbiamo pensato di sfruttare il trasporto intermodale: il materiale percorre pochi chilometri via camion, meno di venti e dalle cave arriva in porto, viene caricato sulla nave e parte per la destinazione. Così abbiamo decuplicato il raggio di sostenibilità economica a 300 chilometri, ridotto l’impatto ambientale e creato una filiera di economia circolare» racconta il giovane imprenditore carrarese. «Abbiamo collaborato con la società di ingegneria Ambiente Spa per misurare quanto il nostro operato fosse in linea con i principi dell'economia circolare, raggiungendo un risultato di 85 punti percentuali rispetto ad un modello allineato allo standard BS8001. Abbiamo redatto un Report per presentare a tutti i nostri stakeholder le modalità con cui è stata gestita la fornitura e lo abbiamo sottoposto a verifica da parte dell'ente di certificazione Bureau Veritas Italia. Oggi San Colombano è dunque una delle prime Pmi in Italia a poter attestare il rispetto dei principi dell’economia circolare grazie ad un report asseverato da un organismo di parte terza».
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Nel caso di Vado Ligure, l’azienda di Vernazza come detto vi ha portato 800mila tonnellate di marmo che sono servite per il riempimento. «E dei 200 chilometri che separano Carrara dalla banchina, 180 sono stati percorsi via nave», il materiale è stato portato in meno di 10 mesi, proprio grazie all’intermodalità. La nave scelta per le operazioni era in grado di trasportare 9.200 tonnellate a viaggio. E ora, la San Colombano è in lizza per realizzare con le stesse modalità, la diga foranea di Vado Ligure che servirà proprio al terminal container. La gara si concluderà tra qualche giorno e come conferma l’imprenditore carrarese, diverse aziende si sono fatte avanti per avere la San Colombano come fornitore. Anziché entrare in una Ati, associazione temporanea di imprese con un concorrente, l’azienda punta a fare da fornitore per chi sarà il vincitore.
E in prospettiva c’è un obiettivo ancora più grande, Genova, dove è ancora in fase di progettazione la nuova diga foranea: «Siamo stati contattati recentemente proprio perché la nostra idea è piaciuta e potrebbe essere interessante anche nella realizzazione della grande opera che servirà al principale porto italiano» rivela Vernazza. I tempi per l’opera del capoluogo ligure sono però più lunghi rispetto a quelle che serviranno alle banchine del Ponente, ma richiederebbero una enorme quantità di materiale che è già disponibile sul mercato.
Intanto il gruppo di cui fa parte la San Colombano è in crescita e il fatturato dai 16 milioni dell’anno scorso, arriverà a 21 alla fine dell’anno con l’obiettivo di centrare i 30 milioni entro il 2021. Il gruppo dà lavoro a 80 persone, ma se i progetti andassero in porto, è proprio il caso di dirlo, potrebbe espandersi ulteriormente
I tempi? Come detto, per Vado Ligure, la gara scade tra cinque giorni, per la diga foranea del porto di Vado Ligure serviranno due milioni di tonnellate di detrito; in merito a Genova, il pool di società di ingegneria che stanno progettando lo studio della diga foranea di Genova, sono interessati anche perché la San Colombano è in grado di tracciare i detriti, e le loro caratteristiche geomeccaniche eccezionali, non inquinanti per definizione essendo pietra naturale, sono molte piaciute. —S.G.-M.B.
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