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Da azienda leader nel mondo fino allo stop della produzione

Da azienda leader nel mondo fino allo stop della produzione

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massa. La Barsanti Macchine oggi è un’area: metri quadrati, capannoni, uffici. L’azienda non c’è più. Eppure ha contato fino a 100 addetti, con commesse in tutto il mondo e una posizione da leader nel campo della produzione delle macchine per la lavorazione del marmo. La fabbrica fondata da Fosco Barsanti è finita in concordato preventivo (in continuità) una prima volta nel 2013, sommersa dai debiti (54 milioni la massa debitoria, contro 47 milioni di attivo); la produzione venne ridotta al minimo, i dipendenti finirono in buona parte in cassa integrazione e poi in mobilità. Ma l’azienda non era decotta. E nel 2013 ha rialzato la testa con l’arrivo di una new company che ha preso in affitto i grandi capannoni della fabbrica e tentato il rilancio.

Una nuova cordata, finanziata da un imprenditore libanese, trasferì nella newco la parte vitale dell’azienda, lasciando in una bad company i debiti. E a quella new co la “vecchia” Barsanti affittò il ramo di azienda (con la licenza di poter usufruire del marchio). Il piano industriale presentato dal nuovo management, inizialmente accolto con qualche resistenza, ma poi condiviso dai sindacati, portò in effetti ad un periodo di ripresa della produzione con l’impiego di personale (circa una quarantina di addetti). I problemi per la Barsanti Macchine però si sono ripresentati con una netta divisione dei vertici della nuova società, fino alle dimissioni del consiglio di amministrazione.

Il quadro complessivo è peggiorato negli anni fino all’abbandono della produzione e ad un nuovo concordato. Attualmente area, uffici e capannoni sono completamente vuoti. Nelle scorse settimana la formalizzazione, da parte di Baker Hughes, della proposta di acquisto al tribunale di Massa, ente competente. —



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