Toscana
«Un piano B per il futuro di Sanac», ma il ritiro di Arcelor scombina tutto
La sottosegretaria Todde propone vie alternative al legame con l’Ilva. Se il colosso dell’acciaio va via si deve accelerare
MASSA.Cosa succede a un piano “B” quando il piano “A” va a rotoli? Semplice, diventa un piano “A”. E se il piano “B” è ancora privo di contenuti? Ecco, in questo caso c’è un problema. È quello che è successo lunedì 4 novembre quando la sottosegretaria allo sviluppo Alessandra Todde, al tavolo istituzionale provinciale per parlare di Sanac, ha fatto capire che il futuro dell’azienda potrebbe anche sciogliersi dal legame con l’ex Ilva di Taranto, che però è e rimane il destinatario del 70% della produzione dell’azienda apuana. Il punto è che nel pomeriggio del 4 novembre il piano “A”, quello che Todde stessa ha definito «primario e fondamentale», cioè l’acquisizione di Ilva da parte di Arcelor Mittal e a seguire di Sanac, è svanito. Arcelor ha annunciato al restituzione di Ilva allo Stato. Una bomba che ha mandato all’aria i progetti del governo e che mette in seria discussione il destino della produzione dell’acciaio in Italia. Un incontro atteso da settimane dai 120 lavoratori di Sanac, che doveva essere un momento per mostrare la compattezza dei vari attori istituzionali e politici apuani e rassicurarli sull’impegno del governo. Entrambe condizioni che a parole sono state ribadite da ogni partecipante al tavolo, ma alla fine della giornata l’impressione è che siano rimaste più preoccupazioni che serenità per gli operai.
Chi non vuole sentire parlare di piano B sono i sindacati, ancora prima che arrivasse l’eco della deflagrazione della restituzione di Ilva allo Stato italiano.
Todde, spingendo per un clima di collaborazione sul territorio, quando prende la parola va dritta al punto: «Il siderurgico è settore fondamentale per il paese e siamo pronti a portarlo avanti in ogni caso. La questione di Sanac va pensata però non dimenticando che il mercato è tema fondamentale: un’azienda con un solo committente, com’è Sanac con Ilva, è una situazione che porta a ricatti e problemi, a meno che non venga acquisita dal cliente. Esserci sul mercato, valutare come fare funzionare ancora meglio quel 30%, esplorare le possibilità».
A margine dell’incontro la sottosegretaria però spiega che di quel piano B a parte l’intenzione c’è poco in campo. «Non ho ancora incontrato il commissario (Sanac è in amministrazione straordinaria da qualche anno, ndr), ma all’incontro del 13 novembre se ne parlerà. Io sono sempre per anticipare: se ci sarà un problema se ne parlerà prima e sarà tempo guadagnato. Se no ci siamo confrontati e comunque sarà un vantaggio».
Dopo l’annuncio di rescissione di Arcelor Mittal di ieri, che annuncia una trattativa serrata sulle questioni dello scudo penale e dei livelli produttivi e occupazionali. Sanac fino al 20 è (era?) legata alla fideiussione prolungata di Arcelor. La partita da ieri è diversa. Più complicata. —
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