Sicurezza
Oma: «Ora esercizio provvisorio e poi nuovo appalto»
Una lettera al curatore fallimentare da sindacati e politica Le commesse ci sono, manca il pagamento di ottobre
massa. Il solito vortice di fronte ai cancelli, tutti attorno ad ascoltare chi forse può spiegare come andrà a finire. C’è fame tra i lavoratori, fame di sapere cosa sarà. E ieri mattina, prima di andare a parlare di Sanac in Provincia, la sottosegretaria Alessandra Todde ha voluto incontrare i 140 operai Oma, indotto Pignone, che dopo il fallimento dell’azienda sono rimasti a casa.
Alla sua prima uscita territoriale la sottosegretaria di fronte ai cancelli di Bghe è stata molto ad ascoltare. La giornata era di quelle toste: tra questa vertenza e l’affare Sanac più di duecento lavoratori da vedere e ai quali dare qualche risposta.
La proposta principale, raccolta da Todde, arriva dal presidente della provincia Gianni Lorenzetti. Ed è il tentativo di trovare una soluzione ponte a una situazione piuttosto cervellotica: le commesse di Oma sul territorio, legate alla produzione dei moduli al Nuovo Pignone, ci sono. E altre sono in attesa per il futuro. Eppure i lavoratori sono a casa, la produzione ferma quando il lavoro ci sarebbe.
La pressione che la politica vuole esercitare in questo caso è rivolta a quella che da più parti è stata definita una decisione da “burocrate” da parte del tribunale abruzzese che ha sancito il fallimento dell’azienda.
Lorenzetti propone, seguito dai consiglieri regionali, i deputati del territorio e i sindacati, di scrivere una lettera direttamente al tribunale per chiedere l’esercizio provvisorio e portare a termine il lavoro.
In quel caso infatti i lavoratori potrebbero andare avanti col lavoro finché non si trovi un nuovo appalto per le commesse già prese da Bhge. Garantendo continuità con la prospettiva di fare rientrare tutte le professionalità coinvolte dal fallimento Oma nella futura azienda che ne dovrà rilevare le funzioni.
«Porterò il caso in Regione», dice il consigliere del Pd in Regione Giacomo Bugliani. «Su questa storia – prosegue Bugliani- voglio vederci chiaro. Per questo ho già iniziato a predisporre una mozione. Siamo di fronte ad un caso di fallimento, ma non è stato concesso l’esercizio provvisorio, procedura normalmente consueta in casi di questo genere, soprattutto con carichi di lavoro come nel caso di Oma che conta 140 addetti nelle sedi di Massa e Carrara e una cinquantina a Firenze. Non avere concesso l’esercizio provvisorio ha implicato un’immediata sospensione delle attività con grave impatto sui lavoratori. Le maestranze Oma sono attualmente le uniche in grado di portare avanti le attività che Pignone dovrà affidare a nuove aziende».
All’incontro ha partecipato anche Giacomo Giannarelli, presidente del Gruppo regionale dei % Stelle: «Con la Sottosegretaria Todde abbiamo affrontato le crisi aziendali di Oma, Sanac, Bakaert e Continental. L’impegno del Governo per salvaguardare i livelli occupazionali e garantire sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti è massimo. Affrontiamo le crisi analizzando l’intera filiera di settore».
L’attuale situazione di stallo è problematica anche per l’azienda, dato che Bhge ha bisogno di maestranze che conoscano il lavoro per portare a termine le commesse. E il fatto che per adesso gli operai non possano entrare negli impianti per lavorare non è di certo rassicurante con una commessa da portare a termine.
Dopo un incontro con il prefetto di Pescara i sindacati abruzzesi hanno ottenuto l’invio di una lettera al curatore e al giudice fallimentare. Oggi, a partire dalle 8.30 , i lavoratori si presenteranno nuovamente di fronte ai cancelli del Nuovo Pignone. —
L.R.D.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
