Sicurezza
I sindacati bocciano la proposta «Andava definito sei anni fa»
massa. Per il piano “B”, cioè il ritorno di Sanac sul mercato senza legami con l’ex Ilva, è tardi. I sindacati su questo sono compatti e lo hanno fatto presente alla sottosegretaria Alessandra Todde nell’incontro istituzionale in Provincia di ieri. Quando poi, a pochi minuti dal vertice, è arrivata la notizia della restituzione di Ilva da parte di Arcelor Mittal la preoccupazione dei rappresentanti dei lavoratori si è fatta ancora più grave.
«Prima si è permesso a un’azienda di acquisire i clienti - commenta Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil - e poi abbandonare il secondo paese manifatturiero. Sei anni fa potevamo ragionare di piano B, Sanac era una società con mercato e sana, non legata solo ed esclusivamente a Taranto. E poteva probabilmente di vivere da sola. Il potenziale commerciale c’è, ma togliere il 70% dei clienti significa chiudere. Già ora perdiamo commesse. Siamo pronti a ogni iniziativa per salvaguardare il lavoro».
Dello stesso avviso Stefano Tenerini, segretario della Femca Cisl: «La scoperta di questo tavolo è che in sostanza Arcelor non stava rispettando l’accordo. La sottosegretaria ci ha detto che si negozia in due e siamo d’accordo. Ma il governo doveva vigilare sul rispetto dell’applicazione del piano ambientale e dell’occupazione. Così in vece gli hanno dato un bell’assist per prendere i clienti e poi andare via».
Determinata a portare a casa la partita acciaio è l’onorevole Martina Nardi del Pd, organizzatrice dell’incontro di ieri. «Non è questo il tavolo delle risposte, ma è importante che il governo intervenga su un territorio e organizzi un tavolo del genere. Se Ilva non ottempera al contratto ci sono due punti fermi: che l’acciaio deve rimanere in Italia e che noi faremo di tutto perché sia così».
Ex compagno di partito e ora soltanto alleato di governo, è il deputato Cosimo Ferri di Italia Viva a esprimere disaccordo su questa posizione: «Volerei più basso, la partita per noi adesso è su Massa. Se muore Ilva moriamo noi? Io sono di quelli che spingono perché Arcelor rimanga, ma bisogna vedere quali saranno le condizioni».
Soddisfatto invece il deputato Riccardo Ricciardi dei 5 Stelle: «Chi diceva che qui la politica è frammentata ha avuto una bella risposta, diamo un segnale di forza. Il territorio e il governo sono al fianco di Sanac». Per l’opposizione c’era anche l’onorevole Maria Teresa Baldini di Fratelli d’Italia che parla di «un problema ambientale che esiste ma per Taranto, non per Sanac. Il governo non può intervenire direttamente? Ci vogliono risposte precise e non vaghe, mentre qui ho sentito solo queste».
Netto sul no al piano B è la rsu dei lavoratori Emanuele Manfroni della Cisl: «Non c’è piano B: noi non siamo morti, siamo vivi e lavoriamo. La politica ascolti e ci dia soluzioni». Il presidente della provincia Gianni Lorenzetti è possibilista sulla proposta: «Se Ilva chiudesse cosa si farebbe altrimenti?». Il sindaco Francesco Persiani chiede alla sottosegretaria Todde un impegno in vista dell’incontro del 13: «Spesso abbiamo difficoltà a partecipare agli incontri sul tema come primi cittadini. Spero sia più facile in futuro». Una discussione che ha assunto toni surreali dato che mentre si parlava di nebulosi piani “B” Arcelor si sfilava da Ilva. E la B diventava magicamente A. Magie dell’alfabeto del lavoro. —
L.R.D.
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