Sicurezza
Volo precipitato, la Boeing a giudizio per il giovane massese morto: «Vicini ai parenti delle vittime»
Ma il colosso americano decide di non rilasciare dichiarazioni sulla causa promossa dalla famiglia di Andrea Manfredi di Massa
MASSA. «Siamo vicini alle famiglie e alle persone care di tutti coloro che erano a bordo del volo 302 della Ethiopian Airlines e, mentre le indagini continuano, Boeing sta collaborando pienamente con le autorità inquirenti. La sicurezza è la nostra massima priorità mentre progettiamo, costruiamo e supportiamo i nostri aerei».
Rispondono così, direttamente dall’ufficio comunicazioni della Boeing Corporation, alla richiesta di Il Tirreno di commentare la notizia dell’avvio della causa contro il colosso americano da parte della famiglia di Andrea Manfredi, 26 anni, massese, uno dei 189 passeggeri morti sul volo Boeing 737 Max10, precipitato il 29 ottobre 2018 in Indonesia.
I portavoce della Boeing aggiungono anche: «Non commenteremo direttamente la causa».
Inizierà, dopo una fase istruttoria di due anni, un processo ancor più lungo, faticoso e costoso per la famiglia Manfredi, che si è affidata ad un importante studio legale italo-americano, per seguire da Chicago l’unica causa contro la Boeing in terra americana, davanti ad una giuria popolare. Al vaglio degli inquirenti ci sono, intanto, le immagini della cabina dei piloti del Boeing durante l’avaria del sistema che, secondo i legali della famiglia Manfredi «non sapevano come disattivare un software nuovo, installato sul volo per motivi commerciali, prima che fosse avviata la formazione all’esterno».
Il volo precipitò dopo soltanto 13 minuti dal decollo ma, sempre secondo i legali di Manfredi, «sarebbe bastato premere due bottoni per evitarlo». Chi si aspettava un processo contro la multinazionale americana accusata da 189 famiglie rimarrà deluso: a processo la Boeing dovrà difendersi, infatti, soltanto dalla famiglia di Andrea Manfredi, visto che la società si è appellata al principio del “forum non conveniens” (foro non conveniente), grazie al quale le istanze delle famiglie delle vittime indonesiane (che sono 188) verranno discusse (forse) nei tribunali indonesiani, ma non negli Stati Uniti: «Le cause delle vittime - spiegava nei giorni scorsi Filippo Marchino, l’avvocato della famiglia Manfredi - non saranno competenza del Tribunale di Chigaco, ma chissà di quale tribunale indonesiano, con il rischio concreto di scomparire. La Boeing si dovrà difendere in terra americana soltanto da noi». —
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