Il dolore
«Ai clienti di fuori dico bugie: gli dico che Carrara è viva»
Tiziana Fidenti anima della Petite Cuisine da 40 anni «Via Verdi nuova strada dell’arte? Ma... t’ha in menta»
Da quarant’anni si fa un tratto di eyeliner spesso sugli occhi e si illumina le palpebre con i toni dell’oro. Indossa un rossetto acceso, abiti eleganti e tacchi alti.
Da quarant’anni, anche nei momenti difficili della sua vita, non ha mai risparmiato un sorriso e una battuta, ai clienti che ha servito prima dietro il bancone del bar “Roberto” poi in sala, fra i tavoli della Petite cuisine. Sempre in via Verdi, in quella che, sulla carta e nei progetti dell’amministrazione (anche quella precedente) doveva diventare la “strada dell’arte”.
La chiacchierata con Tiziana Fidenti, 60 anni portati con leggerezza e già 40 trascorsi, nella vita e nel lavoro, accanto al marito Roberto Tissi comincia proprio da qui, dalla via Verdi di oggi.
Tiziana se ne esce con una delle sue battute fulminanti: «Questa la strada dell’arte? Ma t’ha in menta...» (Ma hai in mente? Hai presente? Non meriterebbe neppure la traduzione ma eccola per quei pochi che non conoscono la Tizy ).
«È una delle tante delusioni, delle promesse non mantenute con cui chi lavora in città deve fare i conti - continua - Dicono che partiranno i lavori, per adesso questa strada è solo un po’ più illuminata di altre e ci sono quelle quattro piante, mezze morte. Il fatto è che Carrara non è mai stata apatica come adesso, andare avanti per chi ha un’attività significa resistere. Con tanta buona volontà oggi ti accontenti, devi essere sempre professionale, questo alla fine paga».
L’avventura di Tiziana nel mondo del commercio cittadino comincia nel 1980 con il marito Roberto. Lui è originario di Milano venne in vacanza con il padre che comprò tre pensioni a Marina di Massa. Si incontrarono ragazzini nella discoteca La Mecca: «Si ballava di pomeriggio, io scappavo da Miseglia per andarci» e a 20 anni lei, lui poco di più, erano dietro il banco del bar Roberto in via Verdi.
«Si lavorava con gli ubriachi e con le schedine , è la verità - racconta - Ricordo che mio marito aveva voluto dieci etichette di vino, noi non vendevamo i “bicchieretti”. Erano della casa Santa Margherita, chardonnay, sauvignon e muller turghau: il proprietario venne a Carrara per incontrarmi e mi diede pure un premio, erano 200mila lire di allora». «Il sabato per le schedine eravamo in quattro - continua - non avevamo il tempo nemmeno per andare in bagno». Nel 1983 il bar Roberto diventa Petite Cuisine: «Allora non erano vietati, cominciamo con i datteri di mare, le prime zuppette, poi i tartufi crudi. Fu un successo».
Nel 1990 la Petite trasloca nel fondo più grande davanti a quello che era il bar Roberto, ed è qui, sempre in via Vedi che si trova tutt’ora.
Non sono mancati i momenti difficili per Tiziana. Come quando nel novembre del 1993 Franco Venturotti le entrò con la macchina dentro al locale.
«Erano giornate in cui si era lavorato moltissimo - dice - al Politeama c’era il congresso dei repubblicani, la sera prima avevamo a cena Giovanni Spadolini, quella sera dell’incidente c’era il pienone. Avevo finito di riordinare quando ho visto le porte del locale tremare, muoversi. Credevo di sentirmi male: dopo pochi secondi avevo il cofano di una macchina in mezzo ai tavoli. Quella sera ebbi un colpo di pressione all’occhio, persi quasi la vista. Grazie alla solidarietà, tutta carrarese, sono riuscita a riaprire a tempo record: le clienti mi andarono a comprare i bicchieri e le oliere distrutte. Mi fecero commuovere».
«Le cose sono cambiate - dice Tiziana- Io la amo questa città ma oggi ci sono davvero poche ragioni per venire a Carrara. Noi lavoriamo con tanti clienti di fuori, da Piacenza, Parma, Milano, Firenze e Prato. Io a loro racconto un sacco di bugie: quando vengono a cena e mi chiedono perché Carrara è così morta io rispondo che è una città di cavatori e che quindi vive di giorno. E che di giorno c’è molta più gente in giro. Ma non dico la verità».
Ma, nonostante lavorare in una città come Carrara oggi significa “resistere” Tiziana non reagisce come ha sempre fatto. «Sono della vecchia scuola, ogni giorno mi preparo, mi trovo e vado in scena per i miei clienti, siano uno, dieci, cento». Nella sua Petite oltre al marito Roberto ora lavora il genero Michele Cinacchi. Una piccola attività di famiglia e proprio la figlia Roberta farà a breve un grandissimo regalo alla sua mamma: «Divento nonna, arriva il nostro Pietro. Non potevo desiderare una gioia più grande». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
