«Date gli stipendi a quegli operai»: pressioni su Bhge per l’appalto
Dopo il fallimento dell’azienda abruzzese preoccupazioni tra i dipendenti. Per ora le buste paga appaiono congelate. I sindacati: «Vogliamo garanzie»
MASSA. «Date gli stipendi agli operai». È una voce solitaria quella che si alza dal capannello di lavoratori riuniti giovedì 31 ottobre fuori dal Nuovo Pignone. Ma nel giro di qualche secondo trova il consenso di quasi tutti i dipendenti Oma che il 28 ottobre hanno appreso del fallimento dell'azienda: 120 operai dell’indotto di Bhge-Nuovo Pignone impiegati tra gli stabilimenti di Massa e Avenza.
Ombrelli aperti fuori dalla fabbrica, la pioggia batte su via Dorsale. I rappresentanti sindacali prendono parola uno ad uno. Gli operai li ascoltano, cercando di ragionare.La giornata è uggiosa e il primo pensiero è per le famiglie: il 28 ottobre hanno saputo del fallimento, solo tre giorni prima della fine del mese. Ora le loro buste paga appaiono congelate.
E per i sindacalisti la battaglia più urgente è proprio quella per ottenere le rispettive retribuzioni. Poi ci sarà da difendere i posti di lavoro, che servono sia all'azienda che ai lavoratori.«Il Pignone per forza o per amore dovrà sciogliere questa riserva – è intervenuto Michele Folloni, segretario Film Cisl – Ma dobbiamo restare uniti e stabilire un percorso collettivo per affrontare questo periodo».
Sul piatto della bilancia ci sono le loro professionalità: sono saldatori altamente qualificati, alcuni di loro formati anche attraverso finanziamenti regionali. Difficili da rimpiazzare ma allo stesso tempo in difficoltà a causa del mancato stipendio di ottobre. Oggi guardarsi intorno è l'ovvio inizio. Il passaggio successivo sarà cercare altrove un'offerta di lavoro.«Il Nuovo Pignone ha beneficiato della loro prestazione – ha commentato il segretario Cgil Paolo Gozzani – ed è il Nuovo Pignone che ora deve pagare i loro stipendi». Garanzie non ce ne sono, gli operai lo sanno. Anche al termine della riunione fuori dalla fabbrica c'è chi chiede: "che cosa facciamo adesso?". Le porte dello stabilimento per loro sono blindate e il fallimento ha bloccato la produzione nonostante le commesse in attesa di essere ultimate. La battaglia è per aprire l'esercizio provvisorio senza garanzie di continuità.
«Sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico – continua il segretario Gozzani – ci sono i documenti relativi all'apertura di 170 crisi. Invitiamo la Regione a farsene carico. Chiediamo alla politica che faccia la giusta pressione affinché venga attivato l'esercizio provvisorio in modo da garantire la continuità lavorativa. Se non così non fosse chiederemo l'apertura di un tavolo per il passaggio dei lavoratori. Lunedì iniziamo la mobilitazione».
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