Gioco
Carrara, anche il Cardinale Angelo Comastri per il ritorno a casa del Trittico Ringli
Si completa l’impresa promossa dal parroco di San Pietro ad Avenza: appuntamento al 30 novembre e 1° dicembre
CARRARA. Finalmente siamo in dirittura d’arrivo e il trittico “Ringli”, commissionato nel 1438 dal mercenario svizzero Peter von Johanns Ringli al “Maestro di Sant’Ivo” sta per tornare a casa, nella Chiesa di San Pietro di Avenza. Appuntamento al 30 novembre e al 1° dicembre, con una grande cerimonia alla quale presenzierà il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e per le Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Dipinto per la Chiesa avenzina di S. Pietro di cui raffigura il Titolare con Tiara e vesti papali, fra S. Antonio abate e S. Maria Maddalena, la tavola è un dono che fece il Ringli alla popolazione locale per ingraziarsela. Era stato inviato dagli Sforza, allora signori di queste terre, al controllo della Francigena che passa ancora fra il rudere del castello e la chiesa di S. Pietro.
Il trittico è opera matura di un pittore fiorentino il cui profilo, tracciato attraverso i suoi lavori, viene identificato come il “Maestro di Sant’Ivo” dal titolo di un suo quadro: “Sant’Ivo che rende ragione”, collocato attualmente alla Galleria dell’Accademia a Firenze. L’attribuzione a questo artista della pala avenzina, è dovuta al grande critico, scomparso nel 1998, Federico Zeri. Singolare e “miracolosa” è la ricomposizione della Pala alla sua “casa” d’origine, se si pensa al travagliato percorso che ha subito nel corso dei secoli. Commissionata nella prima metà del XV secolo, come detto, per la Chiesa di S. Pietro, poi sparì. Riapparve nel 1895 nella disponibilità del Banco Popolare e Cassa di Risparmio di Genova che l’affidò alla Galleria Sangiorgi di Roma da cui passò, dopo essere stata tagliata in tre tavole separate, ad Hanns Teichert a Chicago (1901-1993).
Nel 1956 Teichert tornò in Baviera e l’opera fu alienata dalla vedova alla sua morte, passando alla famiglia Sayn-Wittgentein in Germania. Infine fu affidata a Christie’s di Londra che la vendette, nel Luglio del 2018, all’attuale proprietario: la Galleria Salamon. Esattamente fu Matteo Salamon che decise l’acquisto. La Pala fu poi recuperata benissimo dal restauro di Loredana Gallo per la parte pittorica, di Roberto Buda e Andrea Montuori per il supporto e l’incorniciatura. Ricomposto per intero, il trittico, una tempera su tavola che misura 133,8 x 149,2 cm, mostrava sulla predella il nome di ciascuno dei Santi in un latino un po’ “maccheronico”: “Santus Antonius Abas. Santus Petrus Appostulus. Santa Maria Maddalena” e sul fronte pedana del trono il nome del committente: ”Questa tavola fece fare Piero di Giovani Rin”. La dicitura andava, sempre sulla pedana, a capo, sopra la “Q” di “questa”, e terminava con: “Gli 1438”.
A questo punto il dipinto rivelava per intero il committente che i legni delle cornici, apposte a posteriori, coprivano, impedendone il chiaro riconoscimento. In particolare era oscurato il cognome Ringli che, alla sua apparizione, guidò le attenzioni della Storica dell’arte Annamaria Bernacchioni verso la Chiesa avenzina.
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Supportata benissimo, in loco, dall’appassionata e competente opera dello storico locale Pietro Di Pierro e dal vulcanico Don Marino Navalesi, attivo parroco di S. Pietro, fu facile ricostruire anche la ragione per cui erano raffigurati S. Antonio Abate, S. Pietro e Santa Maria Maddalena. Di S. Pietro si è detto: titolare della Chiesa omonima; S. Antonio Abate era il titolare dell’ospedale annesso alla Chiesa stessa; S. Maria Maddalena, ritratta con il vaso dell’unguento, era la titolare dell’ospedaletto alla Ricortola poco distante da Avenza. Inoltre al centro della predella, e questo è stato spiegato benissimo da Di Pierro, c’è lo stemma col “crescente montante” che si trova anche sulla Chiesa avenzina.
La fattiva opera di Don Marino e dei suoi collaboratori ha fatto sì che l’annuncio del ritorno a casa del dipinto, dato a maggio sulle pagine del Tirreno, si concretizzasse e divenisse realtà. Il 30 novembre, sabato, ci sarà, nella Chiesa di S. Pietro, la presentazione ufficiale con l’intervento di una delegazione svizzera, probabilmente col Sindaco di Lugano in testa, sarà presente inoltre come detto il Cardinale Angelo Comastri vicario papale e titolare di S. Pietro in Roma, Don Luca Franceschini responsabile per la Toscana e per l’Italia Centrale della Sezione Beni Culturali ecclesiastici, parteciperanno il succitato Pietro Dipierro per la storia locale, il Dott. Valentino Anselmi della soprintendenza di Lucca e Matteo Salamon della Galleria omonima. Domenica primo dicembre alle ore 16 nel corso di una Messa solenne, verrà benedetta la Pala; seguirà, poi, un rinfresco presso Casa Pellini. —
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