Il Tirreno

in aula

La sua casa esplose e rischiò di morire Ora è accusato di disastro colposo

Libero Red Dolce

La vicenda risale al 1 maggio del 2016, l’imputato rimase ferito e venne ricoverato I vicini dissero che la puzza di gas si sentiva da giorni

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. Il primo maggio del 2016, dopo giorni in cui l’aria nei dintorni odorava di gas, la sua casa ad Agnino esplose con lui e un amico dentro. Si salvarono davvero per miracolo, ma quella persistenza degli odori, per l’incuria che gli investigatori li attribuirono nel procurare l’incidente ora Giancarlo Dainese è a processo per disastro colposo. Furono estratti, lui e l’amico Alessio Paolini, da sotto cumuli di detriti e feriti gravemente vennero trasportati in elicottero all’ospedale Cisanello di Pisa. Per qualche giorno si temette per la loro vita.

Ieri in aula c’erano i testimoni dell’accusa, convocati dal pm Alessandro Rapelli. Sono vicini di casa e l’ingegnere Frittella dei vigili del fuoco che fece il sopralluogo dopo l’incidente per ricostruire la dinamica. Tra loro anche Sonia Santini, la vicina che si è costituita parte civile per i danni difesa dall’avvocata Alessandra Pellini. «Ricordo tutto di quel giorno, rimasi ferita dalle schegge dei vetri. Nei giorni precedenti ero passata da quelle parti e sentito odore di gas. Nonostante i cattivi rapporti con Dainese provai ad avvertirlo ma in casa c’era un cane e io ne ho paura così non feci nulla. Tante volte ho pensato che sarebbe andata diversamente».

Santini racconta dei segni psicologici lasciati da quell’esplosione. «Mi è rimasta una paura incredibile quando sento rumori forti, anche il passaggio di un camion. Comincio a tremare e non riesco a fermarmi. E anche la mia casa ha subito parecchi danni».

Un altro vicino racconta invece di essere stato in casa Dainese, che viveva in affitto, prima dell’esplosione. L’avvocato Leonardo Angiolini, che difende l’imputato, chiede: «C’erano aperture in cucina dove si verificò l’esplosione». Secondo il testimone c’era un porte d’ingresso e una finestra. Per la difesa il punto è dimostrare che nell’appartamento mancavano le aperture previste dalla legge quando c’è una cucina a gas.

E la stessa domanda viene rivolta infatti all’ingegnere Frittella che spiega: «Dopo l’esplosione era impossibile dirlo visto lo stato dei luoghi. Di sicuro in cucina c’era un ammasso di gas ed è verosimile dire che se ci fossero stata delle vie d’uscita le conseguenze sarebbero state attenuate. Ma non è possibile escludere che l’esplosione sarebbe avvenuto comunque». Oltre alla vicina Santini si sono costituiti come parte vicili anche Elmo e Luigi Paolini, proprietari di casa difesi dall’avvocata Barbara Amedei. La prossima udienza è stata fissata dalla giudice Valentina Prudente per il 7 aprile del 2020. —



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