Il dolore
Parte Exit, per dare un futuro alle giovani dopo il carcere
Il progetto della coop Serimper, finanziato da Carispezia, coinvolgerà 6 ragazze ogni anno, con borse lavoro, tirocinii e un appartamento in Lunigiana
pontremoli. A volte non conoscono l’italiano e a volte non sanno neanche scrivere, eppure quando hanno la possibilità di studiare come succede quando entrano nell'istituto penale femminile per minori di Pontremoli, lo fanno volentieri perché non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola: sono le ragazze, in realtà poco più di bambine, che scontano pene detentive nell’istituto pontremolese. «Sono per lo più Rom e hanno dai 14 ai 25 anni - spiega Mario Abrate, il direttore dell’istituto penale femminile per minori, l’unico in Europa - provengono spesso da ambienti familiari da cui non vogliono tornare: più di una volta è successo di vedere i loro occhi riempirsi di lacrime al momento della loro scarcerazione, perché non vogliono tornare da dove provengono».
Abrate spiega con queste parole come è nato il progetto Exit, finanziato interamente dalla Fondazione Carispezia, che permette di suggellare una collaborazione tra l’istituto penitenziario di Pontremoli e la cooperativa sociale Serinper con sede a Carrara. «C’è la parte delle emergenze, quando improvvisamente arriva la disposizione di scarcerazione e magari la famiglia è lontana e non può raggiungere la ragazza, e poi c’è la parte progettuale più lunga per chi ha finito di scontare la pena e si dà loro la possibilità di proseguire la formazione già iniziata in istituto con i vari laboratori che possono frequentare, oltre alla scuola e al corso di alfabetizzazione -spiega anche Alessio Zoppi, presidente della cooperativa- e l’obiettivo in questo caso è di concretizzare il reinserimento sociale sul territorio per evitare che tornino nel contesto familiare da cui non vogliono tornare e che di fatto ha rubato loro l’infanzia».
Si tratta di bambine Rom, spiegano, che finiscono nei guai con la giustizia per piccoli furti o borseggi ripetuti e che si ritrovano quindi a dover scontare una pena per cumulo di recidive. Entrando nel dettaglio del progetto: Exit prevede una staffetta di percorsi di autonomia, inserimenti residenziali e in borsa lavoro, tirocini formativi e apprendistato. «Exit - commenta Enrico Benassi amministratore di Serinper - conta di potersi fare carico di 6 di queste ragazze ogni anno e dare loro la possibilità di reinserimento nella società con un sostegno e un riparo per circa un anno, tramite un gruppo di appartamenti in Lunigiana: saranno inviate dall’Istituto e seguite da operatori Serinper». «Spesso - racconta il direttore dell’istituto penale - non vogliono rientrare ad abitare e vivere in un contesto fatto di maltrattamenti, violenze e sfruttamento, preferirebbero restare, a costo della limitazione fisica piuttosto che affrontare le vessazioni: nelle loro comunità non possono vestire come vogliono, non possono tirare su i capelli, sono costrette a matrimoni combinati con adulti, a 14 anni hanno già figli».
«Sono vittime di situazioni di violenza - chiude - noi cerchiamo di gettare un seme sperando che prima o poi dia i suoi frutti. Lavoriamo sia per loro, come ragazze, che per loro come future mamme: ci piace pensare che tratteranno i loro figli in modo diverso da come sono state trattate loro». —
Francesca Vatteroni
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