Il dolore
Gemelli contro, ma solo 90 minuti
Giacomo e Simone Menichetti di fronte in un campo di calcio nella gara tra Fucecchio e Pontremolese, finita in parità
pontremoli. Sono gemelli, da piccoli quando giocavano nella stessa squadra i compagni facevano fatica a distinguerli. Erano i “gemellini” della scuola calcio del Fucecchio, che poi sono cresciuti e hanno giocato a pallone in giro per l’Italia; insieme nel settore giovanile col Piacenza, nel Pontedera e nel Gavorrano, poi separati fra C1, C2, Eccellenza e Promozione. Anni che passano, carriere parallele sentendosi ogni giorno, perché uno dei due nel frattempo migra in Liguria, dove vive tuttora. Destino diverso per il fratello, che dopo un lungo girovagare torna a Fucecchio, dove diventa capitano e dove domenica – per la prima volta nella sua vita – ha avuto la possibilità di giocare contro il suo gemello. Giacomo Menichetti – capitano del Fucecchio – contro Simone Menichetti, difensore della Pontremolese, campionato di Eccellenza: finisce 1-1, col Fucecchio che era in vantaggio fino all’ultimo. E forse non poteva che finire pari per questi due ragazzi nati nel 1989, fucecchiesi e uniti da quel legame così stretto che solo i fratelli gemelli conoscono. Il calcio è la loro più grande passione e infatti ne parlano continuamente, anche se uno si trova a Fucecchio e un altro ad Albiano, in Liguria; entrambi milanisti, entrambi difensori (sia centrali che di fascia), entrambi col numero 3, entrambi mancini ed entrambi col sogno di diventare Paolo Maldini. Basta così? Forse, ma non finisce qui. Durante la partita i due sul calcio di angolo finiscono per marcarsi: l’arbitro richiama Menichetti (e si girano entrambi) per dire a Giacomo - che sta difendendo - che non può stare troppo attaccato. Solo che qui Giacomo gli risponde: «Arbitro, noi siamo nati attaccati». Ma ci sarà pur qualcosa che li divide? Giacomo fa il salumiere, Simone invece fa la guardia giurata. Caratterialmente Giacomo è più protettivo, tanto da ammettere di non voler vedere giocare il fratello perché ha paura che si faccia male. L’anno scorso la Pontremolese ha vinto il campionato di Promozione, mentre il Fucecchio non ce l’ha fatta a salire in Serie D: di conseguenza si sono create le condizioni affinché andasse in onda la prima puntata di “Gemelli contro” nel Girone A dell'Eccellenza. In tribuna, chiaramente, non ci potevano non essere Riccardo e Daniela, i genitori. Quale risultato volevano? «Babbo, mamma e Simone – continua Giacomo – erano contenti, io no perché speravo di vincere (sorride)». «È vero – aggiunge Simone – abbiamo strappato un punto ad un’ottima squadra, che da fucecchiese spero faccia bene. Babbo e mamma sicuramente speravano che non ci facessimo male e che non commettessimo errori». Ma chi dei due si sente più forte? «Non si dice, abbiamo caratteristiche simili: io - a parlare è Giacomo – sono un terzino adattato centrale, Simone un centrale che spesso viene adattato terzino». Da piccoli – ovviamente insieme – andavano a fare i raccattapalle al Corsini: «Il nostro sogno – sottolinea Simone – era giocare insieme in prima squadra in quello stadio. Non è stato possibile, ma sono felice che Giacomo sia il capitano, perché da fucecchiese è il massimo. Non vedo l’ora di arrivare a febbraio per giocare per la prima volta nello stadio della mia città». Quando un feto è in pancia si sa che tira i calci: di sicuro Giacomo e Simone pensavano di tirarli ad un pallone. —
Marco Sabia
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