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Falde tossiche, il grido di allarme dei medici apuani sui tumori: «Servono il registro e le bonifiche»
Una paziente racconta la sua storia: «Io salvata dal cancro al seno, ma non era di origine genetica. Qui troppo inquinamento»
MASSA. «Il mio tumore è stato scoperto il 6 dicembre 2012, durante un controllo a pagamento, quando avevo 47 anni. Si trattava di una neoformazione di 3 millimetri e mezzo al seno destro. Un carcinoma maligno molto aggressivo ed invasivo, di tipo bilaterale. Oltre al seno destro, infatti, era stato colpito quello sinistro, dove si stava formando un’altra massa tumorale. Ho dovuto subire due mastectomie e le cure a cui mi sono sottoposta mi hanno fatto perdere tutti i capelli, ma per fortuna la mia malattia è stata scoperta in tempo ed oggi sono qui a raccontarlo. Il seno mi è stato ricostruito ed i capelli sono ricresciuti più belli di prima. Il mio tumore, però, è rimasto senza spiegazione. Non era di tipo genetico e non dipendeva neppure dallo stile di vita, perché ho sempre danzato e praticato sport. Forse può essere stata una delle tante tragiche eredità lasciateci dalla Farmoplant. Essere vivi è una sensazione meravigliosa e di questo devo ringraziare il reparto di oncologia e senologia del nostro ospedale, in cui oggi presto servizio come volontaria per il Volto della speranza. Alla fine sono riuscita a trasformare la sofferenza che ho provato in amore per gli altri».
Queste le toccanti parole di Barbara, intervenuta alla tavola rotonda “Cancro: prevenzione e storia di vita”, organizzata dalla giornalista Sara Lavorini, collaboratrice del Tirreno, insieme all’associazione Aics musica e spettacolo, per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce e raccontare storie come quella di Barbara, che, grazie ad uno screening precoce, è riuscita a sconfiggere la malattia. All’iniziativa hanno partecipato i medici Chiara Iacconi, responsabile Ssd Radiologia senologica Massa-Carrara, Alessandro Cosimi, direttore e coordinatore aziendale screening oncologici Asl Toscana Nord Ovest, Enrico Vannucci, specialista in odontostomatologia, Alberto Rutili, anestesista e referente provinciale dell’associazione Medici per l’ambiente (Isde); ed il caposervizio de “Il Tirreno” Massimo Braglia.
Sara Lavorini ha fatto riferimento all’ultimo studio Sentieri, indagine epidemiologica nazionale coordinata dall’Istituto superiore di sanità, da cui si evince che a Massa-Carrara sono confermati eccessi di mortalità e di ricoveri ospedalieri per leucemie (soprattutto tra i giovani), malattie tumorali e non tumorali e ben 314 casi di malformazioni congenite dal 2002 al 2015, spesso riconducibili all’inquinamento chimico residuo della zona industriale. «Tutto questo -ha detto la giornalista- mi fa tanta paura, non solo per me, ma anche per mia figlia, mio marito, i miei genitori e gli amici, diversi dei quali, per colpa di queste terribili malattie, oggi non ci sono più».
«A differenza di ciò che accade per altri tipi di neoplasie -ha precisato la dottoressa Iacconi- i dati forniti dall’Agenzia regionale di sanità ci dicono che il numero di casi di tumore alla mammella registrati a Massa-Carrara non si discosta dalla media nazionale, anche se la Lunigiana risulta più colpita. Tra i fattori di rischio c’è il fatto di essere donna ed avanti con l’età».
Vannucci si è concentrato sui tumori della testa e del collo, che colpiscono le vie aeree digestive superiori: naso, seni paranasali, bocca, laringe, faringe e ghiandole salivari. Patologie che in territorio apuano presentano numeri preoccupanti. «Solo l’anno scorso -ha ricordato l’odontoiatra- sono stati presi in carico dal Noa oltre 100 nuovi pazienti».
Rutili ha invece ribadito la necessità di completare la bonifica delle aree Sin/Sir ed attivare il registro tumori. «L’inquinamento dell’acquifero -ha spiegato il medico Isde- non riguarda solo la zona industriale, ma emerge anche nelle acque sotterranee delle aree residenziali, in quanto legato ai flussi di falda. Spesso gli abitanti hanno utilizzato l’acqua di questi pozzi per coltivare ortaggi. Qualcuno, poi, incurante del grave rischio per la propria salute, la ha anche bevuta». L’attrice Alessandra Berti, sia all’inizio che alla fine dell’evento, ha letto dei passi dal diario di Fernanda Angelotti, recentemente scomparsa per un tumore: «Ho scoperto una serenità che ha del miracoloso, nonostante tutto amo la vita in ogni sua forma. Mi sento di dare un messaggio importante: non abbiate paura del cancro! Il bello è svegliarsi la mattina e poter vivere», il messaggio toccante. —
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