Toscana
Quell’errore nel numero di fax e Fiorentino scopre l’inchiesta
un atto inviato anche ai carabinieri di aulla
aulla. Emerge in aula: «Un errore della segreteria della Procura nell’invio di un fax». E un atto inerente l’indagine sulle presunte violenze nelle caserme lunigianesi arriva proprio in una di quelle caserme. Ad Aulla.
A ricevere quel fax, nell’aprile del 2016, c’è Alessandro Fiorentino, brigadiere capo della caserma aullese. E Alessandro Fiorentino è il carabiniere accusato da un cittadino marocchino: in un esposto riferisce di essere stato preso a calci e pugni da lui. Nell’atto che arriva in caserma c’è anche il nome dell’avvocatessa che ha assistito l’autore dell’esposto tanto che - emerge sempre in aula - il brigadiere capo, già intercettato, con il suo cellulare avrebbe contattato l’avvocatessa e con lei si sarebbe trattenuto al telefono per circa 5 minuti.
Dettagli e particolari che vengono ricostruiti ieri mattina in aula dal primo teste dell’accusa. Si tratta di Antonio Mundo, attualmente comandante del Nucleo radiomobile di Lodi, e una delle persone che ha svolto le indagini sulle presunte violenze in caserma, su incarico della Procura. È lui a ripercorrere l’intera vicenda, dal primo esposto contro ignoti presentato da un cittadino marocchino nel 2011, all’integrazione nel 2013 quando quello stesso cittadino marocchino identifica la persona che, a suo dire, lo avrebbe preso a calci e pugni: il brigadiere capo - sostiene - della caserma di Aulla.
Partono le intercettazioni. Prima telefoniche, poi ambientali: le “cimici” sono nelle caserme luniganesi dei carabinieri e nelle automobili di servizio. Quindi nel febbraio del 2017 scattano le perquisizioni sia nelle caserme, appunto, sia nelle abitazioni dei carabinieri indagati. E viene sequestrato tantissimo materiale oltre ai cellulari in uso ai militari. —
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