Il dolore
«Non abbiamo soldi, il complesso è in vendita e le scuole ci sono già»
soliera. A precisa domanda, una precisa risposta, senza tergiversare oltre, diritto al punto, anche troppo. «Cosa pensiamo di fare con l’ex convento ed ex agraria di Soliera Apuana? Niente, non pensiamo di farci niente». Ad affermarlo è il presidente della Provincia di Massa-Carrara, Gianni Lorenzetti. Ovvero il proprietario - seppur pro tempore - di questo bene storico.
Nicla Ghironi che dice: «Perché non recuperare queste cose qui, la nostra memoria storica. Ci portiamo dentro tante cose di questo luogo». Il riferimento al frate appassionato di fiori, al cacciatore che andava per i boschi pure di notte, al francescano che insegnava teatro. E Lorenzetti: «Capisco i sentimentalismi delle persone che vivono a Soliera e che hanno frequentato e sono cresciuti nell’istituto, ma per noi il complesso è una cattedrale del deserto». Le differenti visioni non coincidono, non si incontrano.
Ancora il presidente della Provincia: «L’intero complesso è sul mercato, è inserito dall’ente nei beni alienabili, vediamo se può interessare a imprenditori privati. Noi non sapremo che farci, e nemmeno abbiamo possibilità di rilanciarlo con dei progetti e investimenti. La Provincia ha come competenze soltanto le scuole e le strade, e il grande edificio di Soliera non è né una scuola né una strada».
Si va sulle questioni spicciole, lacrime non di nostalgia ma per un portafogli vuoto, per scarse facoltà e pertinenze, per minimi spazi di manovra. «La situazione che attraversiamo è ben nota a tutti, ed è una situazione molto grave. Non abbiamo soldi per ristrutturare le scuole e le strade che ci sono già in tutto il territorio provinciale, figuriamoci per altro, figuriamoci per progettare o investire in qualcosa».
La chiusura è meno franca, e sa di controversia: «Poi, in fondo, in Lunigiana le scuole ci sono già, eh...». In effetti, a Fivizzano c’è ancora l’Istituto Agrario, seppur oggi un tecnico e non più un professionale. E ci sono ancora gli studenti, seppur oggi una cinquantina e non più 250 e oltre. —
L.S.
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