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«Marchio del Marmo, una necessità per le segherie»

«Marchio del Marmo, una necessità per le segherie»

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carrara. Il segretario di Fillea Cgil , Leonardo Quadrelli, non ha dubbi: il marchio del marmo è indispensabile oggi e lo era anche in passato. E proprio con lo scopo di realizzarlo, chiede un incontro a Comune e Regioni per fare il punto e centrare finalmente l’obbiettivo. L’importanza del marcio - spiega il segretario - è stata espressa più volte non solo da Fillea, ma anche da Cgil, Cisl e Uil: «Il marchio del Marmo di Carrara per tutto il distretto apuo-versiliese sarebbe stato utile e necessario specialmente - si legge in una nota - per le segherie e le aziende di trasformazione che stanno subendo un periodo di grossa difficoltà».

Poi Quadrelli disegna il quadro economico dell’intera filiera produttiva: «Le società di sola escavazione (cave) nel complesso vanno bene e procedono da più anni con un trend di crescita importante. Le società che hanno sia le cave che le segherie/laboratori, o compartecipate con esse, riescono comunque a difendersi bene su tutti i mercati. Infine ci sono le aziende (tante segherie e tanti laboratori) che non hanno cave e molte di queste purtroppo hanno chiuso o rischiano di farlo. Lamentano difficoltà ad acquistare blocchi da lavorare, non riescono più ad investire e ad essere competitive». È a quei laboratori che pensa Fillea quando riflette sul marchio sottolineando che per quelle aziende sarebbe meglio avere oggi - e ancor più averla avuto in passato - «una Doc “materiale estratto e lavorato a Massa Carrara”. Avrebbe dato un valore aggiunto al marmo per vendere di più e meglio nel mondo i nostri prodotti. Sono queste aziende ad occupare molte persone e a registrare purtroppo una emorragia di posti di lavoro, cosa che apre ancor di più la ferita tra territorio e mondo dell’escavazione. Per questo risolvere l’ emergenza deve diventare imperativo di tutto il settore, dalle cave al piano, e delle istituzioni. E se il settore esprime preoccupazione - continua Quadrelli - per la concorrenza dei cosiddetti marmi artificiali o della ceramica, il marchio sarebbe una risposta e aiuterebbe tutti, sia chi solo estrae sia chi produce, dal carbonato di calcio, al pavimento, all’opera d’arte».

Poi una riflessione sul motivo per cui il marchio non c’è: «Se da anni “tutti lo vogliono e nessuno lo piglia” un motivo ci sarà. Forse perché marchio significa mettersi insieme, accettare la tracciabilità del prodotto e purtroppo ci duole constatare che chi guida il settore, non ha mai trovato il coraggio di farlo. Come Fillea non vogliamo rassegnarci al declino e siamo sempre disponibili a confrontarsi con gli imprenditori e le istituzioni per tutte le problematiche che il mondo del marmo attraversa per il bene dei lavoratori e dei cittadini, per uno sviluppo del settore di qualità, circolare e sostenibile con la sicurezza nei posti di lavoro come condizione imprescindibile per aprire qualsiasi ragionamento. Chiediamo quindi alle istituzioni interessate - Regione e/o Comuni - di fissare un incontro tra associazioni imprenditoriali e sindacali nella speranza che sia finalmente maturato l’obiettivo distrettuale del marchio del marmo di Carrara». —

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