Gioco
Barotti: «Alle ex colonie di Massa la Scuola nazionale di amministrazione»
MASSA. Quale futuro per le ex colonie, Motta e Torino? Andrea Barotti, consigliere di Alternativa civica lancia una proposta. «Abbiamo l'opportunità, non ripresentabile, di realizzare, cercando un confronto con la proprietà, la casa della salute, nuovi posti letto per le cure palliative, la medicina nucleare ed un centro di alta specializzazione in cure riabilitative presso la ex Ettore Motta regalando, tra l'altro, ai cittadini uno spazio verde di grande pregio». La colonia Torino e la ex Olivetti potrebbero, invece, «trasformarsi in una sede distaccata dell'Universita di Pisa potremmo pensare di aprire una facoltà sul modello della "Grande Ècole" che forma i quadri politici, economici e amministrativi francesi.L'Italia ha la Scuola Nazionale dell'Amministrazione, con sede a Roma, dipendente dal Consiglio dei Ministri, che però sembra non essere al passo degli altri paesi Ue. Ebbene, considerando che l'Università di Pisa è un'eccellenza vicina a noi, potremmo pensare di far nascere una facoltà che competa con la Scuola di Roma e che proponga, ai giovani delle regioni del nord Italia, una ulteriore possibilità formativa di alto livello. In alternativa potremmo sostenere l'idea di far nascere una sede distaccata della Scuola dell'Amministrazione che ha, tra l'altro, una sede secondaria a Caserta; nel nostro caso la sede sarebbe a servizio del nord Italia».
Barotti propone anche, attraverso con il sostegno economico della Regione, del Comune e magari della Fondazione marmo, di acquisire gli spazi, «anche valutando la percorribilità di un project financing costruendo, così, un trampolino verso il futuro per molti giovani e creando nuova occupazione. La politica deve pensare soluzioni che possano creare lavoro migliorando, contemporaneamente, la posizione del nostro territorio; non credo che ulteriori abitazioni, uffici o negozi possano essere una prospettiva di sviluppo. Mi auguro che i rappresentanti regionali, nazionali e le forze politiche presenti in Consiglio si aprano ad un confronto ed esprimano il loro pensiero». —
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