Sicurezza
«Eliminando la prescrizione processi lunghi una vita intera»
I legali massesi ieri hanno fatto un incontro pubblico per spiegare lo sciopero «Il rischio per un cittadino è di rimanere sotto scacco anche dopo l’assoluzione»
Seduti attorno a un tavolo, nell’aula di Corte d’Assise, discutono di prescrizione. Stavolta non devono convincere un giudice, che non c’è, ma i cittadini sulla riforma, “controriforma” preferiscono chiamarla, della prescrizione. Una norma che viene definita “populista” e che creerà il paradosso, per i penalisti massesi, di «creare processi lunghi una vita intera», come sintetizza l’avvocato Roberto Iacopetti al tavolo di discussione.
La camera penale di Massa-Carrara "Carlo Nino Pennucci" ha deciso di aderire all’astensione dalle udienze penali proclamata dall’Ucpi (Unione delle camere penali italiane) da lunedì scorso fino a ieri. Cinque giorni di astensione che hanno quasi desertificato le aule. Un gesto forte per protestare contro una riforma che per gli avvocati è il fumo negli occhi che il legislatore mette ai cittadini. Il ragionamento di base che li muove è piuttosto chiaro: è vero che la giustizia ha bisogno di riforme, ma questa ha l’unica motivazione di cavalcare un’onda emotiva senza affrontare il problema. Usa un’immagine efficace l’avvocato del foro di La Spezia - «oggi infiltrato», dice scherzando - Andrea Lazzoni: «Se c’è un paziente con la febbre a 42 e noi buttiamo il termometro la febbre non sparisce. Abbiamo soltanto eliminato il modo in cui la controlliamo. E non stiamo facendo una cosa molto saggia».
Quello che preme ai penalisti è però spiegare ai cittadini quelli che sono gli effetti concreti di una riforma che, com’è comprensibile, porta con sé una serie di tecnicismi difficili da comprendere per un pubblico di non addetti ai lavori.
«Questo non vuol dire che però le conseguenze sulla vita reale non esisteranno e non saranno importanti», avverte l’avvocato Marina Menconi. «Buona parte del nostro lavoro, quello che possiamo fare come avvocati, è informare il cittadino. Bisognerebbe capire e ribadire il fatto che nel nostro ordinamento si parte da un principio di non colpevolezza. Sapere che chiunque possa essere sottoposta a vita a un processo quando in realtà tutti devono considerarlo innocente fino alla sentenza dei condanna definitiva. Con la nuova prescrizione anche dopo una sentenza di primo grado di assoluzione esisterà ancora il reato nei carichi pendenti e se la procura appella resterà lì». Con conseguenze non banali, secondo l’avvocato Menconi.
«Chi deve fare un concorso pubblico ad esempio - argomenta Menconi - non penso che vivrà senza disagio il fatto di non potere fare un concorso pubblico. Sono conseguenze che ci sono nella vita quotidiana, non si tratta di astrazioni da esperti di diritto».
Sono anche i numeri che non tornano per l’avvocato Alessandro Maneschi. «La riforma si basa su una sorta di notizia sbagliata. I reati che si prescrivono oggi sono circa il 10 per cento, anche se la percezione è che siano molti di più. Di quel 10, il 70 per cento raggiungono la prescrizione prima del primo grado di giudizio. Ora, con la riforma, a partire dal gennaio 2020 la prescrizione s’interromperà definitivamente dopo la sentenza di condanna del primo grado. È un meccanismo distorto».
Iacopetti fa notare anche il conflitto che si è creato ultimamente tra corpi dello stato: «Il legislatore, anche con la riforma della legittima difesa, prova a eliminare il potere discrezionale dei giudici. Come se non si fidasse. Per contro ultimamente in giurisprudenza si interviene sempre di più con interventi di legittimità avvicinando il nostro sistema a uno di common law, cosa che non è». —
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