La protesta
Uno studio su fumo e tumori può riaprire i processi sul risarcimento del danno ai lavoratori
Un lavoro dell’Int dimostra che il rischio di ammalarsi di carcinoma polmonare non è uguale per tutti i fumatori. L'avvocato Nicoletta Cervia: «Il danno subito dalle vittime esposte all'amianto va ricalcolato»
MASSA.Venti, trenta anche quaranta sigarette al giorno. Tante fumate nella pausa tra un turno e l’altro, uscendo dalla polvere dei fumi d’amianto per godersi una bionda. Venti, trenta anche quarant’anni dopo la malattia, il carcinoma polmonare e la richiesta in sede civile all’azienda per il danno biologico per l’esposizione all’amianto. I giudici calcolano con le carte del rischio il peso dei tanti fattori ma spesso le sigarette sono riconosciute come la causa principale e i risarcimenti ottenuti dalle aziende vengono ridotti in percentuali significative. Ora c’è uno studio sperimentale dell’Istituto nazionale tumori che potrebbe cambiare le carte in tavola e l’avvocata Nicoletta Cervia, che segue molti di questi casi, è pronta a riaprire una battaglia in sede legale.
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Finora a guidare la decisione dei giudici civili è stata la “Carte del rischio per Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva e Tumore al polmone” realizzata da diversi studiosi e patrocinata dall’Istituto superiore di sanità. Riguardo al carcinoma la carta del rischio assoluto, prendendo in considerazione l’abitudine al fumo, serve a calcolare la probabilità dei soggetti di ammalarsi di tumore al polmone. Uno studio che prende in considerazione il fattore età e costruisce dei livelli di rischio da “non calcolabile” a “molto alto” e che per il rischio relativo calcola il numero di volte in più che gli ex-fumatori o fumatori rischiano di ammalarsi di tumore del polmone rispetto ai non fumatori.
Quello che le difese hanno sempre cercato di dimostrare - in accordo con molte ricerche di medicina del lavoro - è che l’azione sinergica dell’esposizione lavorativa a un’agente cancerogeno, per quel che ci interessa l’amianto, ha pesato in maniera decisiva nello sviluppo della malattia. Ma spesso, quando si doveva calcolare il cosiddetto “danno biologico”, gli effetti dell’esposizione lavorativa scendevano dal 100% a persino il 15% in caso di fumatori. Anche a seconda delle sensibilità dei giudici.
Il progetto sperimentale “Biomild”, iniziato all'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, si è proposto di dimostrare come il rischio di malattia polmonare per i fumatori non è uguale per tutti. È stato condotto su circa 4000 persone, fumatori ed ex fumatori forti, sottoposti a screening con Tc a basso dosaggi e un test molecolare. E i risultati, per i ricercatori, sono importanti: il 58% dei partecipanti è risultato negativo a entrambi i controlli (rischio basso), il 37% positivo solo a uno (rischio medio) e sil restante 5% positivo a entrambi (rischio alto di ammalarsi). Lo studio apre interessanti prospettive sul lato della prevenzione, spiegano i medici dell’Int, ma potrebbe avere anche conseguenze sul piano processuale.
«Ho una ventina di casi in cui i lavoratori fumatori esposti ad amianto - spiega l’avvocata Cervia - si sono visti ridurre di molto il danno biologico. In cinque casi addirittura respinto, nonostante l’esposizione fosse provata. Uno era un saldatore al Nuovo Pignone. Questo studio mette in discussione l’equazione perfetta tra fumo e carcinoma polmonare e credo che il peso sinergico che ha avuto l’esposizione all’amianto debba essere rivalutato. C’è una ripartizione del rischio, è evidente, e se prima l’equazione era certa e dunque per un ammalato di carcinoma fumatore questo era stato un fattore sicuro, ora mi pare che la cosa vada rivista. Non si negano i danni del fumo, ma inserendo un elemento che va a influenzare l’effetto del fumo nello sviluppo della malattia, io credo che l’amianto dovrebbe essere pesato in maniera diversa». Per questo l’avvocata si prepara a chiedere la revoca di alcuna sentenze, sulla base dell’articolo 395 del codice di procedura civile. Chiaramente poi saranno i giudici, in composizione diversa, a stabilire se gli elementi per la riapertura dei procedimenti sussistono o meno.
Se i giudici accoglieranno le ragioni dell’avvocato si potrebbe aprire una pagina nuova a livello nazionale per questo complicato e doloroso capitolo della storia del lavoro italiana. D’altronde i casi di malattie amianto correlate, secondo l’Osservatorio nazionale amianto, raggiungeranno il picco proprio nel decennio che si sta per aprire.
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