Il Tirreno

Se il mare avanza, tu sposti il bagno: ma c’è chi rischia di finire in strada

Chiara Sillicani
Se il mare avanza, tu sposti il bagno: ma c’è chi rischia di finire in strada

Per molti operatori l’arretramento è una boccata d’ossigeno. E chi non può farlo chiede lavori subito e ripascimento. Le opinioni di chi vive di mare

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MASSA. Il mare fa il suo e avanza: divora milioni e milioni di granelli. E, in alcuni tratti del nostro litorale, gli stabilimenti balneari rischiano di ritrovarsi a tu per tu con le onde. Del resto in quel di Ronchi il mare sotto le cabine c’è già finito parecchie volte mettendo anche a rischio le strutture di alcuni bagni. E se l’erosione c’è, adesso c’è pure la possibilità - la consente il regolamento urbanistico - di arretrare le strutture. Il mare erode? Tu puoi spostare verso strada parcheggio, verde e cabine.

Per farlo però devi presentare un progetto, nel rispetto dei vincoli paesaggistici, e sottoporlo sia al Comune sia, appunto, alla conferenza paesaggistica regionale. Una bella opportunità per chi si ritrova il mare che fa il solletico alle cabine. . Ma per qualcuno quella possibilità non c’è e non perché non sia contemplata, ma perché risulta inattuabile. Chi, infatti, ha lo stabilimento a confine con la strada difficilmente può arretrare senza finire sul marciapiedi.

A Marina la maggior parte dei bagni è già bordo via e a Partaccia chi arretra rischia di finire nelle pinete o in terreni privati. Ci sono quindi le eccezioni, ma c’è anche la consapevolezza della categoria che consentire l’arretramento è davvero una risposta di fronte al fenomeno erosivo, risposta da affiancare ai lavori e ai ripascimenti, soprattutto nella zona in cui di opere non ne sono state fatte, dal Frigido verso Partaccia. In quel di Partaccia, infatti, le scogliere risalgono agli anni ’70: si sono abbassate e ormai il loro lavoro di “contenimento” non lo fanno più.

Marco Lucetti (bagno Gelosia)

Marco Lucetti è il presidente dell’Ageparc, l’associazione che riunisce i campeggiatori. È titolare non soltanto di un camping, ma anche di uno stabilimento balneare, il Gelosia, nel cuore di Partaccia. E da balneare Marco Lucetti guarda alle previsioni del regolamento urbanistico e alla possibilità di arretrare le fasce e spostare verso strada gli stabilimenti. Lui non ha dubbi: «Quella possibilità concessa ai balneari è una bella boccata d’ossigeno di fronte all’erosione che avanza». Certo, la possibilità deve tradursi in realtà in tempi rapidi. A preoccupare il titolare del bagno Gelosia, infatti, sono le lungaggini burocratiche: «Adesso - spiega infatti - è fondamentale che l’iter sia alleggerito e velocizzato per consentire ai balneari di realizzare l’arretramento».

Enzo Sermattei (bagno Palmo Mare)

Enzo Sermattei è il titolare dello stabilimento Palmo Mare, a Ronchi. Lui gli effetti dell’erosione li conosce davvero bene: nel 2009 il suo bagno ha rischiato il crollo con le onde arrivate a divorare spiaggia sotto la terrazza dello stabilimento. Sermattei da anni "combatte" e cerca strade per far fronte all’avanzata del mare: «Non conosco nel dettaglio gli strumenti urbanistici - riconosce - ma devo ammettere che sono molto stanco. Trovo che tutto sia sempre troppo complicato. Da anni facciamo i conti con continui posticipi, non vedo purtroppo una linea chiara, una volontà di agire. Questa estate - aggiunge - abbiamo fatto i conti anche con il lavarone. Non possiamo andare avanti così, con il tempo i turisti si stancano. Servono risposte immediata».

Doriano Cranco (torre Fiat)

Doriano Cranco, vicepresidente della società che gestisce la colonia e lo stabilimento Torre Marina (ex Torre Fiat) sa che, per i bagni alle prese con l’erosione, esiste la possibilità di arretrare, ma sa anche che nella zona di Partaccia esercitare quel "diritto" a spostarsi verso la strada, come spiegano altri colleghi della zona, sarà davvero dura. Perché se arretri trovi strade, pinete o terreni privati. Se arretra, il bagno Torre Marina, finisce nell’area della colonia: «Arretrare lo stabilimento mi pare davvero dura - sintetizza Cranco - se lo facessimo - ci ritroveremmo direttamente nella sala pranzo della colonia. Impossibile per noi. Piuttosto spero che il piano dell’arenile apra una discussione e disciplini il litorale e le eventuali attività abusive».

Luca Martini (bagno Henderson)

Luca Martini, presidente della Compagnia del Mare, una delle associazioni che riunisce i balneari apuani, è il titolare del bagno Henderson. Lui, architetto, gli strumenti urbanistici li conosce molto bene e garantisce la massima collaborazione della categoria affinchè la possibilità di arretramento degli stabilimenti si concretizzi il prima possibile: «È molto importante - spiega - l’incontro con l’amministrazione in programma la prima settimana di novembre. Anche per la stesura del piano dell’arenile. Il sindaco dovrà indicarci una data "di partenza", noi siamo pronti a portare tutta la documentazione necessaria per stendere il quadro conoscitivo di tutti gli 8 chilometri di costa, da Partaccia (esclusa dai precedenti piani) al confine con il Cinquale».

Roberto De Luigi (bagno La Cicala)

Roberto De Luigi è il titolare del bagno La Cicala, alla Partaccia. Sa che il nuovo regolamento urbanistico consente, in particolari casi e dietro presentazione di un piano, la possibilità di arretrare le fasce, di spostare verso strada parcheggi, verde e cabine. Sa anche, però, che quella possibilità in quel di Partaccia non può concretizzarsi: «A Partaccia - spiega - siamo in erosione da anni. Ma non è possibile arretrare, se lo facessimo ci troveremmo in strada, in pineta o in terreni di proprietà privata. Per noi la risposta deve essere un’altra». Poi esplicita quale: «I lavori antierosione non sono stati fatti nel tratto compreso tra il Frigido e il Lavello. A Poveromo si sono fatte le opere e si è fatto il ripascimento, qui nulla, neppure uno studio preliminare. Quello che ci serve sono interventi sulle scogliere e sabbia».

Alessandro Menchini (bagno Ennio)

Alessandro Menchini, del bagno Ennio, non ha dubbi: «Consentire l’arretramento della fasce agli stabilimenti alle prese con l’erosione è una cosa buona. Apprezzo anche che lo strumento urbanistico, in caso di interventi o spostamenti delle strutture, si impegni a preservare il paesaggio. Nella zona di Ronchi-Poveromo siamo alle prese con l’erosione, sopravviviamo, ma abbiamo difficoltà. Per questo la possibilità di acquistare più spiaggia arretrando, mi sembra una riposta importante. Certo - l’analisi si fa concreta - chi deciderà di arretrare, dovrà valutare il rapporto costi benefici perché spostare le strutture, la casa di guardianaggio, le fasce è un bell’investimento. Chi lo voglia realizzare, dovrà valutare appunto l’eventuale beneficio».

Lorenzo Marchetti (bagno Tirreno)

Lorenzo Marchetti è il titolare del bagno Tirreno, adiacente al pontile di Marina. Lui ritiene che a parlare del tema erosione e della possibilità di arretrare le fasce degli stabilimenti debba essere chi a quell’arretramento è direttamente interessato: «Penso - spiega infatti - che sia più indicato che si esprima chi è a diretto contatto con l’erosione». E non perché a Marina, dove si trova la stabilimento di Marchetti, l’erosione non sia ancora arrivata (si è fatta vedere anche da quelle parti), ma perché effettivamente arretrare in quel di Marina, come a Partaccia, sarebbe alquanto complicato. La maggior parte degli stabilimenti, in quei due tratti di litorale, è infatti già bordo strada. Lo spostamento, dunque, sarebbe impossibile.

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