Il Tirreno

«Sarà alluvione se non si interviene sull’alveo del Frigido»

«Sarà alluvione se non si interviene sull’alveo del Frigido»

Massa, grido d’allarme dell’ingegner Roberto Vercelli

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Massa. «Giusto pochi giorni fa la prima alluvione dell’autunno 2019 in Liguria, per una pioggia di sole 10 ore. Domenica scorsa alcune amministrazioni pubbliche hanno promosso una esercitazione pubblica sull’emergenza alluvioni, quasi come se fosse una delle sette piaghe d’Egitto. Purtroppo, se alluvione ci sarà, la causa sarà da attribuire alle ghiaie del Frigido. Rimembrando che 50 anni fa non c’era ghiaia alla foce, mentre oggi c’è n’è una piccola collina alta due metri, non si può negare la gravità della cosa, e cioè che i ravaneti delle cave massesi stanno invadendo l’alveo dell’asta fluviale di pianura»: lo sottolinea l’ingegner Roberto Vercelli. E aggiunge: «Il sovralzamento dell’alveo è oggi di circa due metri rispetto a quando l’alveo era di sola sabbia (o marmettola), e questo provoca, oltre alla ovvia riduzione della sezione maestra, anche la riduzione della pendenza e quindi della velocità del deflusso. Se si considerano gli effetti di cui la ghiaia è causa, e cioè, dormazione della barra di ghiaia alla foce, che il fiume supererà con difficoltà; rialzamento del fondo, che riduce la capacità di deflusso della piena; iduzione della pendenza di fondo, che ridurrà la velocità di deflusso della piena; ebbene, l’alluvione è cosa certa ed è solo questione di tempo. In più, c’è da aggiungere la presenza della scogliere a mare, fatta a sinistra della foce, lato Viareggio, che peggiora la situazione dato che la scogliera favorisce la cattura e il ristagno del trasporto solido litoraneo dalla parte a Ovest. Oltre all’errore progettuale per l’errata posizione della scogliera alla foce del Frigido, si continua con gli errori progettuali prevedendo l’innalzamento degli argini nell’asta di pianura», sottolinea Vercelli. «Mentre è sicuramente corretto eseguire lo sminamento delle aree arginali (che è prevista a breve), è altresì assurdo il progetto di rialzo degli argini, perché se la ghiaia continua a scendere dai ravaneti, bisognerà fare un rialzo argini ogni dieci/venti anni. Gli interventi corretti sarebbero invece, innanzitutto, impedire la formazione di nuovi ravaneti mediante un assiduo controllo dei piani di cava; scolmare l’asta di pianura con una corretta sagomatura dell’alveo; allontanare le scogliere dalla foce del fiume. Tutte attività, queste, di facile e rapida attuazione (rispetto al rialzo di cinque chilometri di argini), con ovvio guadagno per la vendita delle ghiaie (molto pregiate sul mercato degli inerti) e soprattutto con importante riduzione del solito spreco per opere pubbliche inutili. Di recente anche il vincolo Sin/Sir è stato superato stralciando gran parte dell’area di Marina e comunque tutto il fiume. Anche l’aspetto ecologico non può essere assunto come impedimento all’operazione di scolmatura, dato che nell’asta finale non ci sono rilevanti aspetti ambientali e se ce ne fossero, si troverà il modo di salvaguardarli il più possibile. Ricordiamo infine che alcune scolmature, senza asportazione e con solo livellamento dell’argine e alcune estirpazioni di piante in alveo sono state fatte senza soverchie preoccupazioni ambientali». L’ingegner Vercelli auspica che queste sue note diano avvio a un dibattito. —.

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