Finanza
Compie 50 anni la “Manfredo Giuliani”
Mezzo secolo per l’associazione di divulgazione storica Cavalli: «Un lungo lavoro per scoprire le nostre radici»
villafranca. Cinquant’anni per un’associazione sono un traguardo importante, che segna una sorta di giro di boa per l’impegno profuso nel tempo. L’associazione “Manfredo Giuliani” spegne le 50 candeline proprio quest’anno, confermandosi agente promotore nella divulgazione della storia e delle tradizioni della Lunigiana. Un’avventura che inizia nel 1964, per poi prendere il nome, quattro anni più tardi, che ancora oggi conserva. Germano Cavalli, storico villafranchese, fondatore, assieme ad altri, dell’embrione iniziale da cui si dipanerà tutto il lavoro associativo, traccia un ricordo di questi decenni. «La storia ha sicuramente lasciato un segno, una traccia nella cultura lunigianese – afferma – subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Lunigiana viveva un’ansia rigeneratrice, ma quest’ultima aveva come punto di riferimento la cancellazione del passato. Era un momento delicato e se è comprensibile sotto il profilo psicologico la volontà di cancellare un passato pieno di fame e paura, si correva però il rischio di cancellare un patrimonio ricco di storia e tradizioni. Un gruppo di giovani, che io coordinavo, si sono posti delle domande: è giusto che il passato, pur con le sue negatività, sia distrutto? Da qui abbiamo iniziato l’opera opera di conservazione non solo della memoria storica, ma anche del patrimonio tangibile di Villafranca e della Lunigiana». Un nucleo di venti giovani che si opponevano a questa sorta di damnatio memoriae: «Più ci immergevamo nella nostra storia e più la trovavamo interessante. Ci siamo posti con un atteggiamento di sfida, eravamo convinti che in mezzo alle macerie lasciate dalla guerra potevamo raccogliere tutto ciò che era attinente alla nostra storia». «Parlare di queste cose, dopo cinquant’anni, sembra scontato, ma allora non lo era affatto – ricorda Cavalli – la forma mentis era quella di cancellare e abbattere tutto ciò che era pericolante dal punto di vista urbanistico e architettonico, aprendo ad un futuro senza passato. I bombardamenti distrussero il castello, il convento di San Francesco e danneggiarono la Chiesa di San Nicolò (la più antica parrocchia di Villafranca), tutti questi edifici correvano il rischio di essere cancellati. Una distruzione non solo fisica, ma quasi spirituale». La Manfredo Giuliani ha avuto un compito di stimolazione della coscienza: «Il nostro gruppo di ricerca spontanea girava la Lunigiana per scoprire un pezzo di Francigena, piuttosto che la storia di un castello, giungendo ad avere contatto con gli archivi, scoprendo una vera e propria miniera di informazioni che ci ha consentito di tracciare le nostre radici». La “Manfredo Giuliani” è stata il viatico per la creazione di una democratizzazione della cultura: «La Lunigiana aveva dei riferimenti culturali, ma erano bloccati all’interno della torre d’avorio degli addetti ai lavori. Il nostro compito era diffondere queste conoscenze a tutti e questa presa di coscienza non faceva altro che ingrossare le nostre fila». Nel 1969 scompare Manfredo Giuliani: «Era uno storico di altissimo livello. Per lui la Lunigiana era il punto di riferimento. Mi ricorderò per sempre la sua frase ’si ricordi che la Lunigiana non è fatta solo di castelli e di borghi, ma di lavoro e tradizioni che la storiografia ufficiale non considera’. Ecco chi era Manfredo Giuliani, un precursore dei tempi che comprese come tutto fa storia, anche le cose più piccole e insignificanti, attraverso di esse si possono leggere le evoluzioni di un popolo». —
Cristiano Borghini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
