Sicurezza
All’Oma si spera nel via libera all’esercizio provvisorio
Oggi la decisione del tribunale che renderebbe più agevole tutelare il lavoro I dipendenti Sanac invece dovranno attendere il 13 novembre per capire di più
massa. Un tempo alcuni sacerdoti indovinavano il futuro nelle viscere degli animali. Si chiamavano aruspici e se uno di loro potesse leggere il fegato di un uccellino ai lavoratori Sanac e Oma dovrebbe dare fondo a tutta la sua sapienza. Per i primi il legame con Ilva e la nuova proprietà di Arcelor Mittal rischia di essere un peso che li trascina a fondo con l’impianto pugliese. Per i secondi l’attesa di una nuova azienda appaltante, la necessaria intermediazione di Nuovo Pignone con questa e il responso che deve arrivare dal tribunale sul fallimento dell’Oma pongono troppi interrogativi per farli stare tranquilli.
Di quelle un po’ truculente modalità di previsione è rimasto poco in epoca moderna e se oggi la fa da padrone l’oroscopo, potremmo dire che per l’autunno gli astri suggeriscono nuvole e incertezza per gli oltre duecento lavoratori coinvolti nelle due vicende aziendali.
Oggi è un giorno importante per quanto riguarda gli aggiornamenti per il caso Oma. La ditta, che ha sede a Pescara, è stata tra le più importanti appaltatrici legate all’indotto del Nuovo Pignone, ma i suoi libri contabili ora raccontano di un fallimento quasi inevitabile. L’azienda ha annunciato l’intenzione di presentare istanza di fallimento in proprio ma sta andando avanti fatto un tentativo di esercizio provvisorio in modo da consentire il completamento delle commesse in corso.
E dunque la risposta odierna del tribunale sull’esercizio provvisorio è l’ago della bilancia. Un esito positivo infatti aprirebbe una prospettiva che darebbe un termine più ampio ai lavoratori per concludere la commessa in corso, che si sta ancora realizzando nello stabilimento di Massa. E soprattutto metterebbe Bhge, proprietaria del Pignone, nella condizione di affrontare con più rilassatezza il cambio di appalto, esercitando magari quel ruolo di mediazione che sindacati e lavoratori auspicano. Chiedere insomma a chi dovesse entrare di garantire il posto ai lavoratori coinvolti nel fallimento Oma. In caso di no all’esercizio provvisorio la partita diventerebbe più complicata perché il futuro di Oma si chiuderebbe oggi, in qualche modo, e il salto nel vuoto sarebbe senza paracadute.
Appesi alle incertezze, e a giochi troppo grandi, sono anche i lavoratori Sanac che hanno scoperto tre giorni fa che il rischio, sempre più concreto, che salti lo scudo per l’immunità penale per l’ex Ilva potrebbe convincere Arcelor Mittal, che d’altra parte lo aveva già annunciato, a lasciare perdere la partita tarantina.
I lavoratori di Sanac lo hanno detto in questi giorni: l’amministrazione straordinaria non sta prendendo le scelte giuste. È indifferente. «L’origine di tutti i mali è stata la scellerata decisione dei presunti gestori, di inglobare i 4 stabilimenti nel circolo vizioso di Taranto», hanno scritto in un recente comunicato. Quel doppio filo con Taranto non piace e tornando a fare sentire la loro voce chiedono garanzie che al prossimo tavolo ministeriale, in programmazione il 13 novembre, sia l’amministrazione che Arcelor Mittal siano in grado di dare informazioni chiare sulla volontà di investire e il reale interesse. Fino ad allora bisognerà scrutare il cielo e sperare. Il lavoro ridotto a oroscopo. —
Libero Red Dolce
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