Il Tirreno

L'ALLARME DEI SERVIZI SOCIALI

Emergenza lavoro e alloggi a Massa E a pagarla sono i minori

Manuela D’Angelo
Emergenza lavoro e alloggi a Massa E a pagarla sono i minori

La drammatica fotografia del tessuto sociale: «Equilibrio familiare a rischio» Il caso di due fratelli soli perché la madre non può seguirli per la tossicodipendenza 

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MASSA. «Il nostro territorio è gravato da condizioni sociali che compromettono o mettono fortemente a rischio l’equilibrio delle famiglie. La precarietà del lavoro, da disoccupazione, l’emergenza abitativa, l’elusione dall’obbligo scolastico, sono fenomeni con cui le assistenti sociali del Comune di Massa hanno a che fare quotidianamente». Inizia così la relazione del settore Sociale del Comune di Massa, che fotografa una vera e proprie emergenza sociale, strettamente legata al disagio, sempre più radicato, di molte famiglie massesi non più in grado di prendersi cura dei propri figli.

Eccetto alcuni casi di abbandono di minori fin dalla nascita, o di bambini diventati orfani troppo presto, la maggior parte di coloro che finiscono nelle strutture casa- famiglia, sono figli di genitori che nell’immediato non possono occuparsi di loro, perché in difficoltà economica; hanno perso il posto di lavoro, o, se giovani, non l’hanno mai trovato, vivendo di stenti, e sviluppando anche patologie e dipendenze croniche, ad alcol e droga, incompatibili con l’essere genitore.

Il dato choc, che nasconde, in parte, l’impossibilità di contribuire al mantenimento della famiglia, è legato al tasso di disoccupazione, 19%, molto superiore a quello regionale 9,4% e nazionale, 12,4% (Rapporto economia 2018 dell’Isr della Camera di Commercio). E anche se il caso di Bibbiano appare lontano, e scollegato dalla realtà massese, nella relazione della responsabile del Servizio, Paola Giusti, si accenna al fatto che «dopo gli episodi che sono arrivati alle cronache e che interessano altre realtà, su cui la magistratura sta indagando, purtroppo si è attivato un interesse inquinato e poco proficuo anche per il centro affidi del Comune di Massa, tanto da registrare una contrattura piuttosto allarmante sulle candidature delle famiglie affidatarie. Tutto a scapito dei bambini».

Per tutelare i minori e garantirgli un’infanzia degna di questo nome, esistono numerosi progetti finanziati sia con fondi regionali che ministeriali, a cui il Comune di Massa aderisce da anni. Nella relazione consegnata alla Commissione sociale ieri mattina, si legge che nel Comune di Massa, al momento, sono 28 i minori inseriti in strutture, di cui 18 in comunità madre-bambino e 10 adolescenti in comunità educativa.

Tra questi si individuano le storie di due fratelli, la cui madre non riesce a partecipare a nessun progetto, a causa di problemi di dipendenza, e quella di una gravissima disabile, che è stata abbandonata alla nascita e che non ha mai conosciuto i suoi genitori, che necessita di cure e attenzioni particolari. C’è anche, tra gli ospiti, un’unica neonata, che sta attendendo di essere adottata da una famiglia massese. Poi ci sono 22 minori in affidamento famigliare (separati dai veri genitori), di cui 6 affidati a parenti: alcuni sono orfani di uno o di entrambi i genitori, alcuni sono figli di genitori con limiti intellettivi certificati, altri hanno genitori con dipendenze croniche; la madre e il padre di un giovane disabile, sono “scappati” in un altro stato. 8 minori, infine, oltre ai 22 citati, usufruiscono dell’affidamento famigliare diurno: si tratta di bambini i cui genitori necessitano di supporto quotidiano per l’accudimento dei figli, perché in situazione di solitudine sociale o fragilità personale, ma non così consistenti da determinare l’allontanamento del minore.

In commissione sono arrivati anche i dati relativi alle rette e dunque delle spese che il Comune affronta per l’inserimento dei minori e delle madri nelle case famiglia, che si trovano sia su territorio comunale che fuori provincia. Le rette giornaliere variano, in alcuni casi notevolmente: si va dai 90 euro, fino ai 150 e per ogni bambino in più inserito in corso dell’anno il Comune deve aggiungere 50 euro. —
 

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