Il dolore
Spariti ruspe ed escavatori: c’è la prescrizione
Sette imprenditori erano accusati di bancarotta fraudolenta per oltre 800mila euro. Ma i fatti risalivano al 2004
Quindici anni sono passati da quando la Inerti Carrara fallì e con lei sparirono nel nulla ruspe, veicoli, anche un condizionatore d’aria per circa 800mila euro totali. Dieci anni dopo finirono a processo gli amministratori che si erano susseguiti alla guida dell’azienda in quegli anni, ma il processo si è chiuso per tutti loro - sei gli imputati - con una prescrizione. Troppi rinvii, cambi di collegi e testimoni da riascoltare hanno prodotto l’esito che ormai si immaginava come scontato.
L’ultimo collegio era composto dal presidente Ermanno De Mattia con a latere la giudice Antonella Basilone e la giudice Elisabetta Congiusta.
Nel 2014 erano sono finiti a processo, accusati di bancarotta fraudolenta sette imprenditori: Salvatore e Maurizio Cammisa, rispettivamente di 62 e 32 anni, originari di Alcamo e residenti a Lucca, Pietro Gioia (difeso dall’avvocato Valter Mattarocci), 42 anni, nato a Ludenscheid in Germania che vive a Pontremoli, Carlo Gnesi, 53 anni di Pisa, Claudio Farinelli, 54 anni, residente a Massa e Maria Linda Batti, 53 anni, che vive a Carrara.
La Inerti per anni si è occupata di servizi alle imprese operanti del lapideo, un ingranaggio nella filiera: in particolare prestazioni connesse all’escavazione e alla lavorazione di marmi pietre e materiali da costruzione. Oltre allo stoccaggio e allo smaltimento del materiale di scarto prodotto in cava. Una di quelle aziende che hanno un ruolo fondamentale perché l’industria del marmo funzioni.
Salvatore Cammisa, secondo le accuse, era l’amministratore di fatto della Inerti Carrara dal settembre 2001 fino alla data del fallimento; Maurizio Cammisa era amministratore dal giugno 2001 al luglio 2007, Pietro Gioia dall’ottobre 2002 al gennaio 2004 e Carlo Gnesi dal gennaio al luglio 2004.
Salvatore e Maurizio Cammisa, inoltre, rispondevano anche della distrazione somme di denaro destinate alla società incassando a titolo personale, il primo tre assegni bancari per complessivi 26.859 euro ed il secondo un assegno bancario dell’importo di 8.417 euro. Ricostruzioni che le difese hanno per un quinquennio respinto.
La Inerti, questa era l’accusa, aveva noleggiato i mezzi in questione da una ditta umbra. E per i primi mesi aveva anche pagato le rate del nolo, salvo poi interrompere .
Salvatore Cammisa, Farinelli e Batti erano anche accusati di distrazione di beni: otto veicoli industriali per il trasporto di merci per un valore di 64mila euro, dodici mezzi meccanici tra i quali escavatori e caricatori per un valore di 748mila euro, un gruppo elettrogeno, anche un condizionatore d’aria, due box e mobilio vario da ufficio. Secondo il pm Alberto Dello Iacono, mediante il passaggio di proprietà dei beni dalla società fallita Inerti Carrara alla Clofatrans. —
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