Il dolore
«Riunione inconcludente, scenderemo in piazza»
Il 30 ottobre (dalle 17) in programma manifestazione e corteo a Massa Baldi e Biagioni: «Per difendere l’acqua come bene comune e i cittadini»
massa. L’intenzione di bruciare le bollette dovrebbe essere archiviata. Ma intanto i vari comitati e le associazioni “per la depurazione, le bonifiche e la ripublicizzazione del servizio idrico” scendono in piazza: la manifestazione è prevista mercoledì 30 ottobre, partenza alle 17 da piazza Liberazione e arrivo in piazza Aranci, a Massa. «Qui bisogna difendere due cose: l’acqua come bene comune e i cittadini. È chiaro oggi che dobbiamo rimettere mano a Gaia e rimodulare questo sistema», ha detto alla Comasca Andrea Biagioni, di Left laboratorio politico. Aggiunge Alfonso Baldi del comitato “L’acqua di tutti”: «La riunione è stata inconcludente, la mozione per trasformare il gestore in Impresa mutualistica consortile si è arenata, Gaia e il Comune di Massa non hanno detto come risolvere il problema delle bollette così alte, inoltre il Comune non ha preso alcun impegno forte nei confronti della Spa». Presenti in sala anche Pietro Morelli di “Acqua alla gola” e rappresentanti di “Fosdinovo bene comune”. La rabbia è tutt’altro che passata a leggere gli importi delle bollette dell’acqua: 1.300, 1.500 euro, fino a 3.000, maggiormente vessati bar e ristoranti. «Io sono tra i più fortunati, dovrò pagare “solo” 350 euro - ha iniziato Baldi - negli importi arrivati in questi giorni è conteggiato l’adeguamento retroattivo degli ultimi due anni, paghiamo ancora gli investimenti fatti dal 2006 al 2012, quando è nata Gaia, pari a 42 milioni di euro. Chi ha fatto l’autolettura del contatore ha aumenti più contenuti, gli altri molto più elevati, tra il 20 e il 7 per cento. Paghiamo poi la depurazione delle acque dalla marmettola, gli scarti di cava, ed è noto a tutti che la depurazione dell’impianto del Lavello non funziona: costa 300.000 euro a Massa e sembra 500.000 euro a Carrara. Queste cifre non devono essere sostenute dai cittadini, le pagassero le aziende del marmo. E c’è anche la questione del vincolo del ricavo garantito: sei fai un risparmio rispetto all’anno prima, la differenza ti viene conteggiata nelle cartelle dell’anno successivo. Gaia ha 470 dipendenti, ma facessero davvero i dipendenti invece di appaltare tutti i lavori a ditte esterne». I comitati chiedono anche che il gestore faccia le analisi delle acque ogni tre mesi, per individuare elementi inquinanti e le fibre d’amianto. «E che poi rendano pubbliche queste rilevazioni e il punto esatto dove vengono fatte, compresa la mappatura delle tubazioni sul territorio». La richiesta di Baldi e Biagioni: «Con queste tariffe e queste bollette le persone hanno il diritto di bere l’acqua e di sapere cosa bevono, e anche di fare il bagno d’estate, non è possibile avere sempre divieti di balneazione sul nostro litorale». È per tutti questi motivi che i comitati e i cittadini chiedono “la revisione degli aumenti delle tariffe idriche, di non vedersi attribuire in bolletta una tassa depurazione non dovuta, di rinnovare la rete idrica obsoleta e di sostituire le tubazioni in amianto”. Per arrivare “a una gestione completamente pubblica del servizio idrico integrato, partecipata dai cittadini, non centralizzata, ma organizzata per bacini idrografici, realizzata attraverso l’affidamento del servizio a enti di diritto pubblico”. — L.S.
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