Toscana
Non fu omicidio volontario. Prescritti gli agenti accusati
Il tribunale di Milano ha stabilito che non ci fu volontà di uccidere quel giorno. La Cassazione aveva accolto il ricorso della procura di Genova dopo l’assoluzione
SARZANA. Da un lato una condanna a dieci anni per entrambi per omicidio volontario, dall’altro l’assoluzione o l’omicidio volontario e la prescrizione dato che i fatti risalgono a più di sette anni e mezzo fa. Ed è stata questa la decisione del tribunale di Milano, dove erano finiti di fronte a un giudice per la terza volta i poliziotti della stradale Roberto Bergamaschi e Alessandro Mainardi accusati dell’omicidio di Karim Talbi dalle parti del casello di Sarzana dopo un inseguimento in auto. . Una vittoria importante quella degli avvocati Alessio Menconi ed Ennio Amodio, che difendevano Bergamaschi e Giovanni Silvestre e Virginio Angelini che difendevano Mainardi. E soprattutto l’ennesimo ribaltone in un cammino giudiziario che è stato piuttosto movimentato. Assolti in primo grado alla Spezia per insufficienza di prove, avevano subito una condanna in appello a Genova, ad un anno e quattro mesi con la condizionale, solo per aver mentito nel ricostruire i fatti. La Cassazione a marzo aveva riaperto il caso, annullando l’assoluzione dall’accusa di omicidio e rimandando a Milano.
La procura generale del capoluogo lombardo aveva fatto una richiesta pesante per entrambi i poliziotti: dieci anni a testa, sostenendo che ci fosse il concorso. Perché, seppur a uccidere Talbi fosse stato un colpo solo, non si riuscì mai a stabilire da quale pistola fosse partito. Per la difesa invece non ci fu alcuna intenzione di uccidere e l’incertezza probatoria ha fatto molto per rendere il cammino in aula di questa vicenda piuttosto complicato.
Dai primi due gradi di giudizio i due agenti uscirono sempre assolti per le accuse di omicidio. L’azione d’altronde fu particolarmente veloce e concitata, le dichiarazioni raccolte non contribuirono a fare chiarezza e i rilievi sul posto non riuscirono a dare linearità a questo tracciato piuttosto ondivago.
Di certo il 17 gennaio 2012 i due agenti vedono passare una Volvo rosso che li insospettisce. A bordo ci sono tre persone, loro però dichiararono che fossero tre. Cosa che a Genova gli costò una condanna per aver detto il falso. I due poliziotti si mettono a seguire l’auto e avvertono un’altra pattuglia. Gli occupanti della Volvo gettano dal finestrino dell’eroina e dopo qualche chilometro si trovano imbottigliata tra le volanti. Il conducente dell’auto sospetta finge una manovra rilassata, decelerando come se stesse per fermarsi, per poi ripartire di colpo tamponando l’equipaggio davanti composto da altri due poliziotti: Serafini e Tramontana. L’inseguimento riprende con Bergamaschi e Mainardi alle calcagna e dopo un’altra folle corsa, con tentativi di tamponamento alla Subaru dei rientrati Serafini e Tramontana, tutte le auto sono costrette a fermarsi per la presenza di due camion in sorpasso sulla corsia. È a quel punto che Talbi scende dall’auto e prova a fuggire per la scarpata. E partono dei colpi di pistola. Uno lo raggiunge: Talbi cade e nel giro di 45 minuti è morto. Le pistole che sparano sono quelle di Mainardi e Bergamaschi. Le difese, che hanno chiesto l’assoluzione piena, hanno però argomentato che non c’era alcuna volontà di uccidere tantomeno concorso. E questa è la versione che ha accolto ieri il tribunale di Milano. Omicidio colposo e dunque prescrizione per sopraggiunti limiti. —
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