Il Tirreno

Atti persecutori, arrestato ex calciatore

Massimo Donati
Atti persecutori, arrestato ex calciatore

l’accusa: perseguitava marito e moglie per 750 euro 

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Ponte Buggianese. Sosteneva di vantare ancora un credito di 750 euro, e per quei soldi per mesi ha tormentato il suo debitore e la moglie – sempre più esasperati e impauriti – con telefonate, sms e “visite” a sorpresa in strada e davanti a casa. È con le accuse di atti persecutori e minaccia che, venerdì scorso, i poliziotti del commissariato di Montecatini hanno arrestato l’ex calciatore Alessandro Sturba, 47 anni, residente a Villa Basilica (Lucca) ma domiciliato a Collodi.

Ieri, al termine dell’interrogatorio di garanzia, la gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci ha convalidato l’arresto eseguito dagli investigatori della squadra di polizia giudiziaria per poi applicare all’ex calciatore ed ex allenatore la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Pescia, con il divieto di uscire di casa dalle sette di sera alle 8 del mattino successivo.

Nella sua carriera di calciatore, Sturba ha vestito le maglie di diverse società, tra cui Carrarese nel 93 e Massese (95). Nel 2006 chiuse la carriera alla Lucchese. Quindi l’esperienza da allenatore nel 2013-2014 ha allenato il Montecatini in Promozione. Sempre legata in qualche modo al calcio la vicenda che ha portato al suo arresto. Tra fine 2017 e inizio 2018 aveva infatti contattato colui che sarebbe diventato la vittima della persecuzione, un 43enne di Ponte Buggianese amico di amici che lavora nel settore delle auto. Quest’ultimo avrebbe poi raccontato alla polizia che l’ex calciatore gli aveva annunciato l’intenzione di acquistare, insieme ad altri soci, la società Lucchese, in fase di fallimento. E che per questo avrebbe avuto bisogno di cinque auto di lusso in comodato d’uso per i dirigenti. Aveva perciò bisogno del suo aiuto. Così erano iniziati i contatti del 43enne con i responsabili romani della Mercedes e della Jaguar per concludere l’accordo. E quando era arrivato il momento del primo viaggio a Roma, Sturba gli aveva fatto avere 5.000 euro in contanti per le spese. Per poi però rivolerli tutti indietro – anche i 750 effettivamente impiegati per le trasferte romane – quando l’affare Lucchese era saltato. Agli investigatori del commissariato ha raccontato di come piano piano era riuscito a restituire i soldi, degli appostamenti sotto casa, dei pedinamenti con tanto di foto alla moglie, dei bigliettini sul parabrezza dell’auto. L’arresto in flagranza, quando la moglie ha chiesto aiuto al 113, venerdì scorso, a Montecatini. —Massimo Donati

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