Il Tirreno

A Fontia: «Siamo scampati alla strage nazista ma non riusciamo a togliere le antenne»

Francesca Vatteroni
A Fontia: «Siamo scampati alla strage nazista ma non riusciamo a togliere le antenne»

Ennesimo appello del presidente della Pro Loco: «Chissà cosa direbbe Don Fazzi: ce ne sono troppe nella collina»

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CARRARA. Dove c’erano i bunker oggi sorgono i tralicci e le antenne: uno scenario che se ci fosse ancora Don Dario Fazzi, un condottiero come lo considerano qua a Fontia, probabilmente non lo perdonerebbe. È la nuova battaglia, quella contro le antenne e l’inquinamento atmosferico, che Fontia e Santa Lucia sono chiamate ad affrontare oggi, dopo la Seconda guerra mondiale e il ruolo strategico di Santa Lucia, osservatorio nazista che comunicava alla batteria di Punta Bianca dove direzionare i colpi di cannone, nonché presidio della Linea Gotica. Cristiano Corsini è il presidente della Proloco di Fontia e lo dice, anzi lo chiede chiaramente al sindaco Francesco De Pasquale, presente alla commemorazione dei due episodi accaduti durante la 2ª guerra mondiale a Fontia e Santa Lucia: il 28 settembre 1944 quando ci fu il rastrellamento del paese e la scampata strage per rappresaglia dopo il ritrovamento di 2 soldati tedeschi morti e il 15 aprile 1945 con la presa della collina di Santa Lucia da parte della 473ª divisione di fanteria americana nella lotta per la Liberazione. «Sindaco, c’è da fare!» si rivolge Corsini a Francesco De Pasquale, e incalza.

«Abbiamo il dovere di fare di questo luogo, il luogo della memoria. Don Fazzi ci avrebbe voluto un mausoleo, non avrebbe certo voluto il degrado dei tralicci: se ci fosse stato Don Fazzi questi tralicci non ci sarebbero stati. Sarebbe ora di istituire seri rapporti e mettere fine a questa situazione: non esiste che per le telecamere di sicurezza della città, per la Rai, per Cairo (patron di La Sette n.d.c.) e per Berlusconi noi ci ritroviamo così con questi ripetitori! Noi siamo piccoli lo sappiamo, ma possiamo lottare, dobbiamo crederci!».

Il presidente della Proloco di Fontia lo ribadisce proprio davanti alla chiesa di Santa Lucia che, quel 15 aprile ormai già conquistata, venne ugualmente distrutta con un colpo di cannone partito da Punta Bianca, nonostante la bandiera del Pronto Soccorso sventolasse alta e fosse diventato il ricovero di primo soccorso per i feriti, tedeschi e americani insieme: «Mak Dayton-racconta Cristiano Corsini- che poi fece carriera diplomatica e che è morto l’anno scorso a 101 anni e che venne nominato ambasciatore in Kuwait da JFK, combatté qui, era dentro la chiesa prima che il colpo di cannone la distruggesse e quando si accorse di cosa stesse succedendo uscì fuori, trovandosi di fronte improvvisamente a una cinquantina di corpi ammassati: erano americani e tedeschi». I corpi degli americani vennero chiusi dentro dei sacchi e portati via mentre i corpi dei tedeschi vennero seppelliti qui, sulla collina del sangue, come la ribattezzarono gli americani. Quella collina del sangue, ricoperta da corpi di soldati, anziché diventare mausoleo oggi è diventata un rassemblement di ripetitori. Corsini si chiede cosa direbbe Don Fazzi, lui che si batté così tanto con la Curia per vedere ricostruita la chiesa di Santa Lucia, che portò avanti un paziente ricucire e un dialogo tra reduci tedeschi e americani negli anni del dopoguerra, lui che in quei giorni impartì la benedizione a tutti i morti, americani e tedeschi, senza distinzione e che cercò di impedire la strage della popolazione di Fontia che sarebbe dovuta avvenire il 28 settembre del 1944, l’anno prima della presa della collina di Santa Lucia. Tra i presenti, c’è ancora chi è in grado di testimoniare quel coraggio: come Eda Corsini.

Oggi Eda ha 84 anni e quella mattina del 1944, quando venne rastrellata, di anni ne aveva 9: «Ci hanno preso dal letto di mattina presto: eravamo tutte mezze nude e avevamo freddo. Chiesi a mia madre: perché ci hanno portato qua? Per farci una fotografia, mi rispose». Quella mattina non ci fu nessuna strage: grazie a Don Fazzi che intervenne e perché uno dei due tedeschi colpiti, rinvenendo miracolosamente, scagionò gli abitanti di Fontia. —

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di Redazione web