Gioco
Malformazione al cuore operato d’urgenza all’Opa Salvo un cestista di 15 anni
massa. Ce l’ha fatta: adesso il suo cuore è più forte. Adesso lui può sperare di tornare a far canestro. Adesso, dopo la “magia” de medici dell’Opa, quando corre e salta, non fatica più. Il suo cuore è nato così, con una malformazione rarissima e difficilmente individuabile: quella coronaria sinistra che nel punto in cui si origina, dall’aorta, è stretta stretta. Un millimetro e mezzo di diametro e il sangue che fatica a passare. E quando di sangue ne serve tanto, per correre, saltare, giocare, lui qualche volta si accorge che un po’ di fatica arriva. Fino a qualche settimana fa quando, mentre gioca a basket a Livorno, la fatica è così tanta che lui, 15 anni, si sente male. Quando arriva in ospedale, a Livorno, i medici capiscono subito che qualcosa non va nel suo cuore: ci sono troppe fibrillazioni e il battito non è regolare. Sono bravi e rapidi: stabilizzano il ragazzo e lo affidano alle mani esperte dell’equipe di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale del Cuore. A guidarla c’è il dottor Bruno Murzi. Ad accompagnare quel ragazzo con la passione del basket fino a Massa è Pegaso. All’Opa, ad “accoglierlo” c’è il dottor Vitali Pak, è lui a decidere che il cuore del ragazzo va fatto “riposare”. Troppo affaticato per reggere un intervento: il giovane viene attaccato all’ Ecmo, una macchina che fa il lavoro di cuore e poloni. Fa circolare il sangue, riequilibria pressione, battito e temperatura senza che il cuore si stressi. Dopo 2 giorni, quel ragazzo con la passione del basket viene operato: i dottori Bruno Murzi e Duccio Federici prelevano il tessuto cardiaco di una membrana e lo utilizzano per allargare e ricostruire la coronaria sinistra. Per due giorni ancora, dopo l’intervento, è la macchina a “lavorare” al posto del cuore. Poi la nuova coronaria viene messa alla prova e ce la fa: il sangue passa, il diametro è più grande. La fatica è di meno. Dopo 15 giorni di ricovero, il ragazzo torna a casa. Sta bene e presto tonerà a Massa per nuovi accertamenti. E la speranza è che possa tornare a tirare canestri.
«Si tratta di una malformazione rarissima e difficile da individuare. Il ragazzo è stato salvato grazie ad un grande lavoro di rete e di equipe, dai colleghi di Livorno, all’efficienza dell’elisoccorso. E grazie alla professionalità dei medici dell’Opa, Duccio Federici, Vitali Pak, Luigi Arcieri, Luigi Bianchi, Paolo Del Sarto». Una rete che funziona e un quindicenne che può ancora sognare il canestro. –
Chiara Sillicani
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