Il Tirreno

IL REPORTAGE 

L’oblio delle piscine di Aulla chiuse da sei anni. Tre società interessate, ma tempi incerti

Luca Signorini
L’oblio delle piscine di Aulla chiuse da sei anni. Tre società interessate, ma tempi incerti

Viaggio nel complesso sportivo, dal 2013 nell’abbandono. Il sindaco: da sistemare l’impianto elettrico e sostituire la caldaia

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AULLA. Silenzio sulla dritta strada che sembra finire nel bosco. Un gatto fissa, tergiversa felpato, poi sparisce. Trema il maniglione antipanico, non si apre la sudicia porta verso lo scempio. C’è una fermata di autobus, proprio di fronte. Silenzio, oscilla il minuscolo cartello insieme al palo a cui è fissato. Una volta c’è sceso anche qualcuno, almeno fino all’estate di sei anni fa. Rispunta il gatto. Si ode un vociare, ma potrebbe essere ovunque, là nella vallata. Due auto ferme, nell’orizzonte vicino, sono piazzate ai margini dello stadio: un campone di un verde accettabile, alla vista illeso dal tempo che trascorre, intorno una pista in tartan che di atleti neanche l’ombra. Le tribunette in cemento baciate dal tiepido sole. Nessuna presenza umana, forse individui che amoreggiano nell’abitacolo. Magari lo trovano romantico, questo posto. Ognuno ha le sue inclinazioni. Romantico un luogo abbandonato, che poteva essere tutto e invece è ancora niente. Niente ragazzini che si rincorrono, niente adolescenti che si allenano, niente sportivi che gareggiano. Butti un occhio tra gli opachi vetri.

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A Quercia avanza il bosco, adesso sfiora le piscine comunali, un tempo assai frequentate, migliaia di giovani. Sono intitolate a Salvo d’Acquisto, carabiniere ucciso dai nazisti, campeggiano i cinque cerchi olimpici. E la vasca sarebbe anche olimpionica: solo che non c’è acqua, non c’è odore di cloro, immagini un tuffo dal trampolino. Da quando la Pianeta Sport Carasco di Genova ha lasciato il complesso sportivo - era la metà del 2013 all’epoca dell’amministrazione Simoncini - regnano desolazione e oblio. In diverse occasioni pareva che qualcosa potesse muoversi, verso una riapertura che se non è inganno, appare sempre come un abbaglio.

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Dice il sindaco di Aulla, Roberto Valettini: «La palestra interna, con parquet per partite di basket e pallavolo, è praticamente pronta, abbiamo concluso gli ultimi interventi al sistema di areazione, alle attrezzature, ai servizi igienici anche per i disabili. Adesso i vigili del fuoco ci richiedono una nuova certificazione all’impianto elettrico, per l’omologazione finale. Quanto alla zona della piscina, qui dobbiamo rivedere tutto l’impianto elettrico e la caldaia a gasolio, stiamo pensando di sostituirla con un impianto a cippato, grazie ai bandi dell’Unione dei Comuni della Lunigiana». Aggiunge l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Giovannoni: «Abbiamo tenuto una riunione proprio stamani (ieri mattina, ndr): i tecnici comunali sono al lavoro per capire l’importo degli interventi da sostenere, di sicuro i vigili del fuoco ci chiedono l’adeguamento dell’impianto elettrico e idraulico del complesso sportivo».

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Questa ennesima spesa potrebbe raggiungere i 100.000 euro, se si rendesse necessaria la sostituzione della caldaia. Il Comune di Aulla tenta di affibbiare il costo a una qualche società che si assuma l’onere della gestione. Il bando pubblico per trovarla è andato deserto, adesso sono in corso almeno tre trattative in forma privata. Così afferma il sindaco: «Abbiamo incontrato tre società interessate: una di Verona, una di La Spezia e una che arriva dal Piemonte, per riservatezza non posso dire i loro nomi. Proponiamo che l’azienda finisca i lavori, tenga la struttura per i prossimi venti anni, faccia convenzioni con le scuole di Aulla, assicuri garanzie di sicurezza». Di tempi non si fa menzione. Quanto ci vorrà per ripulire tutto. Dai rovi, dalle erbacce, dalle serpi, dai topi. Reti divelte, ci sarebbero due campi da tennis. La scala antincendio è di un grigio vivace, ancora resiste all’incuria. Da quassù, lo scenario è crudele. Amarezza, da scuotere il capo. Sul retro del mega impianto: una lavatrice, bidet e water, piastrelle, un carrello della spesa, bottiglie e cartacce, detriti. Cataste di rovina pubblica. —

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