Il Tirreno

Quando avere ragione non è così importante

Quando avere ragione non è così importante

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Qualche anno fa a casa mia Sky ha smesso improvvisamente di funzionare. Film, partite: niente, nessun segnale solo tanta nebbiolina.

Io e le mie sorelle chiamammo il tecnico antennista, quello vicino a casa, e ci dovemmo appendere a un suo laconico: «appena mi libero passo».

Passarono giorni. Ormai avevamo quasi perso la speranza di ritrovare il segnale e di aggiustare quella antenna andata in tilt.

Il caso ha voluto che il tecnico si presentasse poi alla porta di casa un bel po’ di tempo dopo. E che quel pomeriggio mio padre, che allora aveva 87 anni, fosse a casa da solo. Poteva ancora starci da solo, ma mesi prima era stato derubato da una ragazzina che voleva vendergli i centrini. Gli aveva portato via tutta la pensione. Da allora in casa non c’erano più contanti, giusto qualche decina di euro per le piccole spese.

Quel pomeriggio mio padre mi chiamò al cellulare. Non lo faceva mai. «Alessandra andate subito a pagare l’antennista. È venuto oggi e se n’è andato sbattendo la porta. Mi ha detto: ma non hai nemmeno 50 euro in casa? » Mio padre aveva la voce rotta. Quella di un uomo ferito. Lo sentivo dal telefono, da quel cellulare a cui mi chiamava sempre così malvolentieri.

Ricordo che quel pomeriggio mi mangiai il viale per arrivare a casa il prima possibile. E mi mangiai pure l’antennista che dietro il banco annaspava e sembrava un uomo piccolo.

«Guardi c’è stato un fraintendimento, non volevo offendere nessuno». Lui, l’antennista, almeno con me si era scusato.

Il consorzio del trasporto pubblico no. Nessuna scusa dal Ctt alla signora Maria Graziani, la novantenne cacciata dal bus e multata perché viaggiava con l’abbonamento scaduto.

Due storie diverse, un’unica conclusione.

Mio padre quel famoso pomeriggio di qualche anno fa non aveva ragione: non aveva i soldi in casa e non aveva potuto pagare il servizio che, correttamente, aveva prestato il tecnico antennista.

Nemmeno la signora Maria aveva ragione. Era sul bus e il suo abbonamento era scaduto, da più di un mese, quando è salito il controllore per fare le verifiche.

Non avevano ragione, né mio padre né la signora Maria.

Ma a volte avere ragione non è così importante. Non si umiliano le persone. Non è importante avere ragione se si fanno sentire le persone anziane come bambini presi in castagna dal maestro.

Queste storie insegnano che avere ragione non è sempre fondamentale; non ci dà il diritto di essere arroganti, non può farci dimenticare che quel vecchio confuso, quella anziana che piange giù dal bus, potrebbero essere nostro padre, nostra madre.

E fra qualche tempo, poco o tanto, se saremo fortunati, potremo essere anche noi. –

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