Sicurezza
Chiesetta di S. Giuseppe: «Ripristinate al meglio la Pala d’Altare»
Appello per lo storico edificio religioso di Marina di Carrara
Marina di Carrara. Negli ultimi mesi del 2015 appresi da un amico che il parroco della Sacra Famiglia di Marina, evidentemente mal consigliato, aveva intenzione di smurare la Pala d’altare settecentesca (1776) posta nella chiesetta di S. Giuseppe a Marina all’angolo di Via dei Laghi e Via S. Giuseppe. L’altorilievo marmoreo ha scolpiti la Madonna, il Bambin Gesù e S. Giuseppe; e sulla base porta la data: 1776 (in numeri romani).. Dopo poco il marmo fu smurato ed imbragato (malamente, ci sono ancora i graffi alla base) e portato in un laboratorio, a quanto risulta, all’insaputa delle autorità preposte a tutela del bene.
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La Chiesetta, fondata dalla famiglia Domenico Vatteroni ed eredi nel 1776, sarebbe divenuta il polo di gemmazione, ormai oltre 250 anni fa, di Marina di Carrara; chiesetta che veniva così privata del suo maggior simbolo e nel contempo non si sarebbe aggiunto alcun valore alla Chiesa Maggiore, dove si sarebbe voluto porre la Pala. Si offendeva e mortificava un’intera cittadina che riconosceva, idealmente, nella chiesetta le proprie radici, relativamente fresche, ma significative. Faccio notare che la Cappella è tuttora consacrata e reca la tomba di un Vatteroni fondatore. Nonostante ciò le panche, quasi tutte dedicate, erano già state in parte smaltite alla discarica, in parte liquidate per altra via, dopo l’alluvione del 2014. Evidentemente si considerava irreparabile ciò ch’era ripristinabile con un semplice lavaggio.
Scoprimmo, infine, il laboratorio nel quale giaceva la Pala e intrecciammo fitti contatti col dott. Claudio Casini della Soprintendenza di Lucca. Il caso volle che, in quei tempi, fosse spesso in zona e lo fornimmo della relazione, circostanziata e puntuale, fatta sulla Cappelletta nel 2000 dal provvidenziale, è il caso di dirlo, Padre Aliboni. Il dottore provvide a censirla, e fece recapitare una raccomandata in Parrocchia, in cui si “invitava”, entro Natale 2015, così mi disse, di rimettere tutte le cose a posto. Anche gli angeli posti sopra la cimasa della Pala. Avevo dei dubbi, non essendo stata fatta nessuna ricognizione, che tutto fosse stato risistemato per bene. Telefonai in Soprintendenza circa due anni fa, e nel frattempo il responsabile era il dott. Lera. S’informò presso Casini e mi assicurò che tutto era ok, ma rimanevo scettico, perché nessuno dei nostri aveva preso visione dell’interno. Poco fa mi è giunta voce che si sta ronzando intorno, di nuovo, alla Pala d’altare volendolo destinare ad altro uso. Siamo riusciti a fare una foto all’altare ed i sospetti son divenuti realtà. Gli angeli sopra la cimasa non ci sono e i lavori non sembrano fatti certo bene.
Invitiamo chi di dovere a ripristinare la Pala d’Altare a regola d’arte, facendo eseguire il lavoro a manodopera specializzata. E non sarebbe male, cercare di recuperare l’antica campana adesso presso la SS. Annunziata, a cui fu prestata e mai più restituita. Bisogna, infine, tenere la Cappella col suo ruolo, anche se inusata. Il farle recitare un altro compito creerebbe la incresciosa situazione di abbassare un simbolo al valore di oggetto; e da lì all’eliminazione del “bene” il passo sarebbe breve. Io stesso, insieme ad altri concittadini, non lasceremo nulla di intentato per salvare l’emblema della memoria cittadina.
Paolo Cucurnia
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