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Allarme per l’invasione di cimici asiatiche produzioni agricole a rischio, poche difese
Da Pontremoli alla costa già tante segnalazioni, l’insetto arrivato dalla Cina attacca alberi da frutta, verdure, piante ornamentali
pontremoli. Ormai sono ovunque: in pianura in collina e in montagna, in città e in campagna. Anche da noi, a Pontremoli come a Marina di Massa. Sono le cimici asiatiche. Entrano nelle case con facilità e le trovi dappertutto: sui muri, sulle tende, negli armadi e sugli stipiti di porte e finestre, ben nascoste dentro le guarnizioni. Se le schiacci, emanano un odore sgradevole. Le cimici marmorate asiatiche (nome scientifico Halyomorpha halys) sono una particolare tipologia di parassita originario della Cina che in Italia non ha antagonisti e può moltiplicarsi liberamente, diventando una vera piaga per le coltivazioni.
Le segnalazioni sono ormai all’ordine del giorno: la cimice asiatica sta invadendo le campagne, soprattutto del Nord. È arrivata in Italia nello stesso modo in cui sono arrivate la vespa cinese (Cinipide del castagno), la cui diffusione è stata devastante sulle piante di castagno; e la Xylella fastidiosa (originaria del continente americano) che è all’origine della malattia che ha sterminato milioni di piante di olivo nel Salento. Anche la zanzara tigre e la nutria sono entrate con tutta probabilità in Italia dentro i container, seguendo le rotte commerciali, dall’estremo oriente e dalle Americhe.
Pare che la cimice asiatica abbia fatto il suo primo espatrio a fine anni ’90 negli Stati Uniti ed è stata rilevata per la prima volta in Europa nel 2004; il primo esemplare in Italia sarebbe stato individuato nel 2012 a Modena.
Questi insetti creano seri danni all’agricoltura. Alcuni coltivatori del nord sono praticamente rovinati. Le loro piantagioni di alberi da frutto sono state attaccate in modo progressivo fino ad arrivare oltre all’80% delle piantagioni. I danni maggiori in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia ma anche in Toscana e Lazio. E l'ultimo allarme riguarda i vigneti veneti. Per combatterle vengono effettuati in media quattro trattamenti all’anno, con piretroidi o estero fosforico, ma le cimici adulte non muoiono e le neanidi, le piccole, si riducono al massimo del 40%. E la preoccupazione tra gli agricoltori, sale. Molti produttori temono di essere costretti all’espianto di migliaia di ettari di coltivazioni.
Come sconfiggerle? Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha avviato lo studio per utilizzare un insetto antagonista della cimice, il Samurai Wasp, specie anch’essa cinese, ritenuto più efficace a contrastare il parassita, e a fare ricerche su tutti gli antagonisti naturali della cimice presenti sul territorio italiano. Alcuni paesi, come l’Australia, attuano controlli rigorosissimi sulle merci in entrata, nei porti come negli aeroporti dove anche i passeggeri sono sottoposti a verifiche doganali per impedire che semi, vegetali, frutta, e con essi insetti e batteri potenzialmente nocivi, varchino le frontiere australiane, mettendo a rischio l’integrità del loro ecosistema. In Italia entra di tutto.
Il problema dei controlli doganali è complesso: la penuria di personale (medici, veterinari e tecnici) comporta il rischio, comune a molti porti italiani, che il sistema dei controlli vada in blocco operativo. Al porto della Spezia arrivano grandi quantitativi di frutta provenienti da America Latina, Cina e Asia in generale. La compagnia leader per volume di traffico è la cinese Msc, che dal 1996 ha a La Spezia il suo porto di riferimento in Italia, seguita da Uasl e le cinesi Hahjin, Cosco e Csc . Queste cinque compagnie concentrano il 92% del traffico totale del terminal. Per gestire i controlli doganali sono state pubblicate dal Ministero della Salute, nel 2016, le “Linee Guida Operative” dei Posti di Ispezione Frontalieri (PIF), che appaiono assai complesse e farraginose e dunque di non agevole applicabilità.
In conclusione: il sistema portuale italiano soffre di eccessiva burocrazia, che allunga i tempi tecnici della movimentazione dei container e rende meno competitivi gli scali, ma non sempre è in grado di garantire un efficiente controllo sanitario sulle merci in entrata nei terminal. Dunque l’Italia è un Paese a rischio. —
Costantino Paolicchi
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