Il Tirreno

l’indotto del pignone 

Oma a rischio fallimento, timore per oltre 100 operai

Libero Red Dolce
Oma a rischio fallimento, timore per oltre 100 operai

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Se qualcuno volesse capire cosa significa precarietà applicata al mondo del lavoro dimentichi il vocabolario e vada a fare una chiacchierata con i lavoratori Oma, azienda abruzzese impegnata nell’indotto del Nuovo Pignone. Il gruppo è a forte rischio di fallimento, trascinando nell’incertezza 120 operai impiegati tra Avenza e Massa. E la beffa per almeno sessanta tra loro è che parteciparono a un corso di formazione nel 2016 pagato appunto da Oma, Bhge e al 50% dalla Regione con assunzione a tempo indeterminato nel 2017. Tempo indeterminato.

Forse è tempo- si scuserà il gioco di parole - di togliere quell’attributo d’indeterminazione quando si parla di assunzioni in Italia. A lanciare l’allarme per la preoccupante situazione in cui versa l’azienda sono la Fim Cisl, la Fiom Cgil e la Uilm-Uil. A febbraio la Oma ha chiesto un concordato in bianco ed entro il 18 settembre avrebbe dovuto presentare un piano di ristrutturazione. Termine che è slittato al prossimo 22 ottobre. Ma di certezze da offrire ai lavoratori ce ne sono ben poche.

Il timore è che si possa andare verso il fallimento, pare di capire dagli incontri che il gruppo ha avuto con i sindacati. E l’incertezza sul futuro delle maestranze per adesso è totale.

«Siamo preoccupati per la situazione della Oma - dice il segretario generale Alessandro Beccastrini - ormai tecnicamente fallita per la situazione debitoria accumulata. Lo siamo in primo luogo per i 150 lavoratori (80 ad Avenza e 70 a Firenze) occupati in Toscana. Gli 80 di Avenza , peraltro, erano stati assunti due anni fa - ha aggiunto il sindacalista - grazie anche a un percorso formativo e agevolazioni finanziati dalla regione Toscana. Il timore espresso da Beccastrini è che "attraverso questi appalti non entrino nella filiera Bhge-Nuovo Pignone, magari al posto della Oma, delle aziende con situazioni poco chiare».

Diversa , fino a un certo punto , è la situazione dei lavoratori impiegati nello stabilimento di Massa rispetto a quello di Avenza. Per i primi infatti ci sono ancora delle commesse, lavori residuali da portare a termine fino a dicembre. Per loro andrebbe chiesto l’esercizio provvisorio per terminare quanto stanno facendo.

Nel dicembre del 2016, al termine dei corsi e a qualche mese dalle firme dei molti contratti, al polo di Avenza la cerimonia celebrativa per quell’accordo avvenne in pompa magna. Alla presenza dei vertici di Ge Oil & Gas (così allora si chiamava la società proprietaria del Pignone) parlò anche il presidente della Regione Enrico Rossi. Si parlò di speranza di un percorso virtuoso, di pratiche da replicare.

Tre anni dopo si addensano le nubi all’orizzonte. E il timore di sub-appalti in subentro con regole poco chiaro è quello che fa fremere lavoratori e sindacati. Per questo lunedì mattina le rappresentanze dei lavoratori, che sono in agitazione, hanno indetto un’ora di sciopero alle 10.30 di fronte allo stabilimento del Pignone di Massa. —

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