Il Tirreno

l’analisi dei piani attuativi dei bacini estrattivi 

Legambiente: nessun freno all’escavazione più distruttiva

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CARRARA. Legambiente Carrara critica i Pabe (Piani attuativi dei bacini estrattivi) e sottolinea: “Tanti studi per nulla: un futuro uguale al passato”.

«Il sogno - scrive fra l’altro - era quello di un piano che, finalmente, riportasse ordine e legalità nei bacini estrattivi: eliminare le cave che distruggono la montagna per estrarre pochi blocchi e quantità spropositate di detriti; tenere le cave pulite come uno specchio per evitare l’intorbidamento dei corsi d'acqua e delle sorgenti ad ogni pioggia; convertire i ravaneti da fattore di rischio idraulico in fattore di sicurezza, ripulendoli dalle terre e ricostruendo ravaneti-spugna di sole scaglie; sviluppare la filiera del marmo limitando le esportazioni e assegnando le concessioni alle imprese che garantiscano di lavorare in loco elevate percentuali del marmo estratto; eliminare gli elementi di degrado riqualificando l’intero bacino ecc».

Aggiunge Legambiente: «L’aspetto più deludente è che, nonostante la redazione dei Pabe abbia comportato lo sviluppo di un imponente quadro di conoscenze di ottimo livello (geologiche, geomorfologiche, idrogeo-logiche, ecologiche, beni storici e archeologici ecc.), nulla di tutto ciò è avvenuto: un vero patrimonio di intelligenza e di conoscenze sprecato! E non si tratta certo di incapacità, ma di una chiara scelta politica: il comune di Carrara, infatti, si è dato molto da fare, anche per il Piano regionale cave, per assicurare la prosecuzione delle attività estrattive con produzione eccessiva di detriti».

E ancora: «Per esplicita richiesta del Comune, infatti, la resa minima in blocchi del 30% prevista dal comma 2 dell’art. 13 del Prc è scesa al 25% (comma 4) e al 20% (comma 5) per le cave che realizzino progetti di incremento dell’occupazione (es. aprendo un negozio di souvenir). Inoltre (comma 6), anche i detriti, se impastati per ottenere materiali da taglio, vengono computati come blocchi, aprendo così la strada all’apertura di cave di soli detriti. Infine (comma 9) la resa in blocchi apparente viene aumentata escludendo dal calcolo dei detriti quelli provenienti da lavori di preparazione dei fronti di cava, di messa in sicurezza, di risistemazione ambientale, di rampe di cava ecc. Particolarmente grave è il tipo di premio per i progetti di aumento dell’occupazione citati: non già una proroga dell’autorizzazione, un aumento delle quantità estraibili, una detassazione ecc., ma un’escavazione più distruttiva».

«Analoga fermezza i Pabe dimostrano nel salvaguardare le cave che, abbandonando marmettola sulle superfici di cava, provocano l’inquinamento dei corsi d'acqua e delle sorgenti. I Pabe, infatti, si limitano a prescrivere l’adozione di alcuni accorgimenti (es. contenere le acque di lavorazione al piede del taglio e realizzare vasche di sedimentazione) senza esigere il rispetto di una data prestazione (uscita di acque limpide, piazzali puliti)». Così «In conclusione i Pabe prefigurano un futuro uguale al passato: una grandiosa, forse irripetibile, occasione sprecata». —

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