La manifestazione
«Le sculture africane al Castello Sforzesco»
Il critico ed esperto Massimo Bertozzi interviene sulle opere donate dall’artista Julio Silva: «Guardate cosa fa Milano...»
MASSA. Massimo Bertozzi, esperto e cfritico d’arte, curatore di importanti mostre, interviene sul caso delle sculture africane della donazione Silva. «Non è giusto - osserva - che un lascito generoso come quello di Julio Silva e di sua moglie Catherine Lecuillier al Comune di Massa venga svilito da considerazioni così futili e del tutto inopportune: di quello che non si sa conviene tacere, credevano gli antichi e invece i moderni si inventano esperti “di ogni cosa un po’”, come gli ingredienti della pizza. E allora proviamo a dire almeno le due o tre cose essenziali, per capire quella che per comodità si chiama scultura africana».. «Intanto - puntualizza Bertozzi - non abbiamo a che fare con manufatti artistici, quanto piuttosto con oggetti d’uso, concepiti per pratiche religiose e culturali. Certo hanno anche un’estetica, ci possono piacere o non piacere, a Picasso l’arte negra piaceva per il suo impianto formale, a Man Ray e ai surrealisti per la sua carica spirituale, ma per le culture che le hanno prodotte queste maschere e queste figure avevano una funzione precisa: per una cerimonia religiosa, una processione, una danza rituale, a rappresentare non l’immagine, come sarebbe per noi, quanto piuttosto la presenza effettiva, di un antenato, uno spirito superiore, o un qualunque dio delle piccole cose. Da qui la necessità che l’oggetto sia originale, condizione che deriva non tanto dal suo creatore, che non era un artista ma semmai assomigliava più a uno sciamano, ma dal suo effettivo utilizzo, e cioè se sia stato o meno usato per la cerimonia, il funerale, la processione per cui è stato creato. Dopo di che l’oggetto viene abbandonato al suo destino, che per secoli, o forse per millenni, è stata la distruzione, fino a quando gli esploratori occidentali hanno cominciato a raccoglierlo, a portarlo in Europa, stimolando l’interesse dei musei etnografici e dei collezionisti. Ecco così che gli esperti di scultura africana non sono gli storici dell’arte, ma i collezionisti: quelli che negli ultimi centocinquant’anni hanno governato il mercato, comprato e venduto, per scambio privato, ma soprattutto in asta pubblica, determinando così valori e quotazioni e soprattutto l’autenticità delle opere».
E aggiunge: «Ecco, Julio Silva è stato ed è uno di loro: non solo dunque il grande pittore e scultore che conosciamo, ma anche uno dei collezionisti più rinomati, fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, su una piazza oltremodo prestigiosa come quella di Parigi, da sempre la Mecca mondiale del collezionismo e del mercato dell’arte negra. Ecco il valore della donazione al Comune di Massa viene da qui: le opere sono state scelte, selezionate con cura all’interno di una delle più vaste collezioni private del genere, e dovendo attribuirgli un valore economico, prendendo a misura le vendite pubbliche di oggetti del tutto simili o in qualche modo assimilabili. Valga ad esempio la maschera a forma di testa d’elefante, che esposta al Palazzo Ducale di Massa nel 2014, viene disegnata dai bambini nella fotografia qui pubblicata, del tutto simile, e quasi identica perfino nelle dimensioni a quella venduta dalla Casa d’Aste Sotheby’s, il 16 maggio 2013, per la bellezza di 173.000 dollari, ma che ovviamente nell’inventario della collezione massese venne inserita con un valore di gran lunga inferiore, perché il valore economico non è quello che conta».
Conclude: «Ecco ora rimangono le considerazioni in merito all’ipotesi di collocazione della collezione al Castello Malaspina: idoneo non idoneo, meglio questo di quello, io ci farei, io invece no. Io ho allestito la mia prima mostra al Castello nel 1979, sono passati quarant’anni, e sento dire le stesse cose, intanto nessuno fa niente, perché nessuno ha ovviamente niente da fare, e il castello va in malora e sta andando a farsi benedire anche la nostra voglia di continuare a farcene un problema. Una sola cosa, ancora per esempio: qualche anno fa il Comune di Milano ha acquistato una delle più importanti collezioni di sculture africane d’Italia. Ovviamente una collezione privata, messa insieme da un signore che di mestiere faceva il medico, e che era diventato il più grande esperto italiano di scultura africana, così fan tutti, semplicemente collezionandola. Proprio come il nostro amico Julio Silva. Ma sapete dove il Comune di Milano ha collocato la collezione: ovviamente fuori dai circuiti culturali cittadini, e lontano dai luoghi dell’identità milanese: nelle sale del Castello Sforzesco». —
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