«Il marmo è fuori dai dazi Usa, ma si rischia di vendere meno»
Erich Lucchetti (Confindustria): non siamo nella lista nera, ma è forte il timore che questa guerra commerciale possa danneggiare il nostro settore lapideo
«Il marmo è fuori da dazi Usa, ma questa guerra commerciale rischia di danneggiarci».
Lo sostiene il presidente degli industriali di Massa Carrara Erich Lucchetti: «Le barriere economiche sono un danno per le nostre imprese che hanno puntato molto sull’export».
«Come marmo non siamo, per fortuna, nella lista nera dei dazi Usa autorizzati dal WTO su vari prodotti Ue, ma non per questo non siamo preoccupati perché quando si comincia una gerra commerciale si sa da dove si inizia ma non si sa mai se, quando e come finirà. E il timore è che ci si spinga verso una spirale perversa che colpirà tutta l’economia europea e italiana e quindi indirettamente anche le nostre imprese di Massa Carrara» così Erich Lucchetti commenta l’avvio della procedura Usa per porre dazi a molti prodotti made in Ue che scatterà il prossimo 18 ottobre.
«Al momento – spiega Lucchetti– nel mercato Nord-Americano né il marmo né i prodotti legati al settore lapideo come la meccanica sono interessati a questa misura restrittiva, tuttavia non siamo affatto tranquilli sia perché potrebbero esserci effetti indiretti determinati dai dazi su altri prodotti legati al nostro settore, sia perché è evidente che all’offensiva Usa seguirà una risposta della Ue su prodotti Usa e quindi una contro-risposta Usa su altri prodotti europei e italiani, col rischio di innescare una vera e propria guerra commerciale generalizzata in cui le vittime saranno famiglie e imprese».
«Se ad esempio sono posti dazi su ceramiche e arredi per il bagno – esemplifica Lucchetti – questa è una porta aperta a che domani possano essere messi dazi anche su gli altri materiali di rivestimento come, appunto, il marmo».
«Per le nostre imprese l’export è una voce fondamentale– aggiunge Lucchetti– da cui in questi anni abbiamo avuto risposte sempre più confortanti grazie ai nostri grandi investimenti, all’eccellenza della nostra offerta, unica nel mondo, e allo sviluppo di strategie commerciali all’avanguardia. È stata una boccata d’ossigeno vera per un settore come il nostro che ha subito la grave crisi dell’edilizia italiana che dopo il crollo del 2007-2008 non s’è più ripresa. Col mercato interno in contrazione, abbiamo cercato e trovato nuovi mercati esteri. Adesso però tutto questo lavoro di internazionalizzazione del settore lapideo rischia di subire una brutta doccia fredda».
«È evidente che quando ci sono guerre commerciali non solo si alzano barriere all’export come in Usa – aggiunge il presidente degli industriali –, ma si indeboliscono anche le economie nazionali, col risultato che cala la domanda come sta succedendo ad esempio in Cina dove abbiamo un giro d’affari di 11 milioni di euro».
«La conseguenza è che il marmo si vende meno e con più fatica– conclude Lucchetti –, soprattutto quello lavorato e quindi più costoso perché ha il valore aggiunto delle nostre lavorazioni di qualità. È quello che già sta succedendo ora: Istat calcola un calo in valore dell’export del marmo e granite lavorato del 3, 3% nei primi sei mesi del 2019 e un aumento del 10, 9%, sempre in valore, del materiale grezzo. Anche per questo i dazi non fanno mai bene ed è auspicabile che la Ue apra una trattativa con gli Usa per evitare di far innescare una miccia che porterebbe a una esplosione a catena su tutti i mercati e le aziende, anche da noi a Massa Carrara». –
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