Sicurezza
Testamento falso per la cava, assolti i due fratelli imprenditori di Carrara
Erano accusati di avere usato un atto falso per cedere i diritti su un agro marmifero Secodo il giudice il fatto non costituisce reato. Erano in ogni caso i legittimi eredi
CARRARA. Termina con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato il processo ai fratelli imprenditori Maurizio Muttini e Maria Elena Muttini per un presunto falso in un testamento per la cessione di un agro marmifero senza diritto. I due erano accusati di uso di atto falso, un reato punibile soltanto se chi lo ha commesso ha agito al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio. Circostanza mai dimostrata, dato che per la legittima successione i due avrebbero ereditato in ogni caso i diritti sull’agro marmifero.
Un processo che si è giocato in larga parte sul filo delle perizie, quelle dei grafologi che dovevano esprimersi su un testamento olografo, scritto cioè per intero di pugno dal testatore. Ma non per la presunta falsificazione si erano trovati alla sbarra i due Mottini, difesi rispettivamente dall’avvocato Riccardo Balatri e dall’avvocata Roberta Dell’Amico.
Con quel testamento - com’è anche emerso dalle ricostruzioni processuali - i due imprenditori acquisiscono diritti su agri marmiferi e diritti immobiliari. I due imprenditori avrebbero quindi deciso, a loro volta, di cedere quei diritti ad una società, di proprietà dell’imprenditore del marmo Alberto Franchi. Un trasferimento con un contratto di natura privata a titolo oneroso, ritenuto valido dal giudice in sede civile. Una circostanza che ovviamente ha avuto un suo peso all’interno del processo e messa in rilievo dagli avvocati della difesa di fronte al giudice Ermanno De Mattia.
L’eredità ai due fratelli era un lascito iniziale del padre, che aveva redatto un testamento prima di morire. In seguito era mancata anche la madre e sul testamento redatto da questa erano stati sollevati dei dubbi ed era oggetto del capo d’accusa. S’intende sulla sua autenticità.
Nella loro requisitoria gli avvocati Balatri e Dell’Amico si sono concentrati molto sulla mancanza di un movente. La circostanza che i due fratelli avrebbero comunque ottenuto l’eredità per via della successione familiare faceva venire meno, nella loro ricostruzione, la necessità di utilizzare un documento che l’accusa presumeva essere falso. I testimoni sarebbero quindi stati legittimamente eredi a prescindere dall’esistenza di quel documento.
Anche le testimonianze ascoltate in aula hanno confermato questa ricostruzione, confermando come il testamento oggetto d’indagine fosse in ogni caso rispondente alla volontà della donna di nominare eredi i due fratelli - ce n’è anche un terzo - e anche identico a quello depositato dal padre in precedenza dal notaio.
È stata un’altra società, la Ricci Ugo&Sergio a chiedere chiarezza, in sede legale, sulla firma del testamento ipotizzandone la falsità. I due Mottini, ricevuta l’eredità , avevano deciso, a loro volta, di cedere quei diritti ad una società che ha sulla cava in questione diritti di escavazione. —
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