Sicurezza
Monoblocco, si decide entro gennaio L’Asl: saranno coinvolti anche i cittadini
La dirigente Casani ora rassicura: sono in ballo ancora le due soluzioni, sia la demolizione che la ristrutturazione
Se il monoblocco resterà in piedi o verrà demolito per essere sostituito da una nuova palazzina più moderna, come assicurano i vertici Asl, ma di dimensioni più piccole, verrà deciso in tempi assai brevi.
La decisione, in un senso o nell’altro, sarà presa infatti entro massimo gennaio 2020, annuncia Maria Letizia Casani il direttore generale dell’Azienda Asl Toscana nord ovest che ieri mattina ha fatto il punto della situazione con un atteggiamento di apertura in cui si è parlato forse per la prima volta di percorso partecipativo.
le due strade
Stiamo parlando del destino dell’edificio del monoblocco per il quale, assicura sempre la dirigente, le due strade (il miglioramento strutturale dal punto di vista sismico senza demolizione dell’edificio oppure, in alternativa, la costruzione ex novo di un altro edificio di 3 piani davanti a quello che c’è ora di sette– con cinque operativi– e la demolizione di quest’ultimo) sono ancora entrambe sul tavolo.
«In ogni caso – ha detto la Casani– non c’è comunque la volontà di depotenziare e di portare fuori dal territorio le attività che ci sono: c’è la volontà di mantenere le attività e di mantenere la struttura dentro il perimetro attuale. È un percorso-ha fatto presente nel suo intervento la dirigente dell’Asl Casani-che stiamo facendo insieme all’amministrazione comunale e regionale, un percorso fatto a braccetto: 10 giorni fa –ha ricordato parlando dell’incontro avvenuto tra le proteste dei cittadini e dei comitati che chiedevano inutilmente di potervi assistere– ci siamo incontrati con sindaco, assessori e professionisti (primari e responsabili di sezione dell’ospedale) proprio per parlarne».
La Casani ha ribadito che al momento entrambe le soluzioni sono possibili: «L’iter che porterà a una scelta sarà un iter partecipativo-ha assicurato per cercare di allontanare le polemiche che sono in corso tra i cittadini in rivolta contro la demolizione del monoblocco-con sindaco, assessori e professionisti ci siamo dati appuntamento tra 20 giorni perché i nostri tecnici nel frattempo vaglino entrambe le soluzioni, poi ci sarà l’incontro con i sindacati e i cittadini e ancora successivamente Asl, con Comune e Regione faranno la sintesi-ha specificato, spiegando come a quel punto verrà presa la decisione definitiva-ogni soluzione è aperta ma deve essere presa in tempi veloci– ha continuato la Casani -perché bisogna iniziare i lavori e le 2 soluzioni implicano una tempistica diversa».
costi e tempi
Veniamo quindi ai costi e alle tempistiche: nel caso si decidesse di per il miglioramento antisismico, ha illustrato Giuliano Biselli direttore del Presidio Ospedaliero delle Apuane della Azienda Usl 1 Massa e Carrara, c’è l’alternativa di chiudere i servizi al monoblocco per due anni spostandoli altrove fin tanto che i lavori non siano terminati, con 6 milioni di costo preventivato (ipotesi scartata in partenza però per le difficoltà logistiche di spostare altrove e in blocco tutte le attività), oppure chiudere a step i vari piani del monoblocco (trasferendoli man mano quindi in altri piani), con un fine lavori previsto in 10 anni e 8 milioni e mezzo di spesa.
Nel caso si decidesse per la costruzione di un nuovo edificio, le attività resterebbero nel monoblocco fino a operazioni di costruzione ultimate, per un costo di 8 milioni per la costruzione e di un milione per la demolizione. Biselli non ha comunque nascosto di preferire quest’ultima ipotesi: «I 10. 000 interventi che si fanno ogni anno in oculistica, per 2 o 3 anni saranno trasferiti probabilmente al Noa: non sarebbe una scelta indolore-ha avvertito– e comunque le operazioni di miglioramento sismico non sarebbero una ristrutturazione con un ammodernamento impiantistico».
«È solo il suo pensiero” ha specificato Casani ribadendo non essere stata sposata ancora nessuna decisione, anche se, a giudicare dalla protesta, comitati, associazioni tra cui Legambiente e tanti cittadini, una decisione sembrerebbero averla già presa: non rinunciare a sette piani di un edificio visto come una risorsa su cui investire e non da abbattere».
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